È stato presentato quest’oggi il primo numero dell’Osservatorio permanente Censis-Lottomatica sul gioco legale in Italia per fare il punto sullo stato dell’arte del settore.
Alla presentazione, moderata dal giornalista Nicola Porro, sono intervenuti Federico Freni, Sottosegretario Ministero dell’Economia; Marcello Minenna, Direttore Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli; Alfonso Celotto, Professore ordinario di Diritto Costituzionale Università Roma Tre; Guglielmo Angelozzi, Amministratore Delegato di Lottomatica.
Secondo l’ad di Lottomatica, Guglielmo Angelozzi “il gioco legale è un settore importante, controllato dallo Stato che nel 2021 ha portato 8 miliardi di gettito allo Stato, ma soprattutto porta regole e controllo per i consumatori e la collettività. Garantisce che tutto si svolga nelle regole: dove non ci sono le regole, l’illegale fiorisce”.
Per il direttore Minenna “il lockdown ha colpito il gioco pubblico legale. L’Adm si coordinò con il capo della pubblica sicurezza e scrisse un regolamento: siamo intervenuti in oltre 100 comuni, chiusi più di 150 punti di gioco illegali e sanzioni per svariati milioni di euro. Il principale problema è il contrasto all’illegalità”.
Secondo Freni, “purtroppo il gioco soffre di quelle che sono le speculazioni etiche, un immotivato stigma di un sistema che non può essere avvicinato. In Parlamento abbiamo dovuto combattere per evitare che un comparto del gioco tornasse all’illegalità perché non si volevano prorogare alcune concessioni. Il gioco di per sé non fa male, è il gioco illegale che fa male. Se ci prendiamo la responsabilità di regolare, allora avremmo fatto un servizio al Paese”.
Per il professor Celotto “il gioco è ordine pubblico, tutela della salute, commercio e tributi. I comuni, la regione e lo Stato intervengono, ma abbiamo una normativa assurda per cui nei diversi comuni si giochi a orari diversi e a distanze diverse dai luoghi sensibili. Questo confonde gli investitori e i giocatori. Se restringi il gioco legale, allarghi quello illegale. Con il Covid abbiamo fatto diverse normative speciali, ma adesso dobbiamo mettere ordine: lo Stato non può regolamentare in maniera disordinata. Non bisogna proibire, ma regolare in maniera consapevole”.
