Napoli, 24 apr. – (Adnkronos) – Un settore quello del gioco sotto la lente d’ingrandimento che "non va demonizzato", ma al quale vanno affiancate azioni di "prevenzione e cura partendo dai giovani".
Raffaele Curcio, presidente della Sapar, Associazione che raduna circa 1500 fra gestori, produttori e rivenditori di apparecchi da intrattenimento, interviene nel dibattito sul gioco ‘responsabile’: "E’ un argomento di grande attualita’ – dichiara all’Adnkronos – nonostante non ci siano ancora dati precisi sulle forme di abuso da parte dei giocatori. Come associazione abbiamo detto piu’ volte, e lo abbiamo fatto anche in audizione alla Commissione affari sociali della Camera, che e’ una situazione che va tenuta sotto controllo, anche se non siamo sicuramente a livelli di emergenza".
Per contrastare fenomeni di ‘ludopatia’, spiega Curcio, "va fatta da un lato una prevenzione a livello territoriale nelle scuole e nei locali, in modo da dare una visione esatta di quello che e’ il gioco e di come va approcciato, dall’altro e’ necessario stanziare contributi da parte dello Stato a favore di enti o strutture che, oltre alla prevenzione, sono attivi nella seconda fase dell’operazione, che e’ la cura dei soggetti".
E proprio sulla tutela dei minori si concentra la campagna di informazione che la Sapar sta svolgendo in collaborazione con il Sert di Cesena: personale qualificato ed esperti del settore, psicologi e medici visitano le scuole "per spiegare – spiega – quale dev’essere la considerazione del gioco, gli effetti negativi che ne possono derivare" in base al principio secondo cui "prevenire e’ meglio che curare".
Senza pero’ demonizzare il settore: "Il rischio – sottolinea il presidente della Sapar – e’ vanificare quanto fatto negli ultimi 15 anni per l’emersione del gioco illegale, che e’ passato sotto il controllo statale. Il gioco controllato dallo Stato e’ il gioco sul quale si puo’ intervenire e si puo’ agire in maniera diretta e penetrante. Fare un passo indietro significherebbe tornare al gioco illegale, che e’ negativo dal punto di vista del gettito erariale e, cosa piu’ importante, dal punto di vista del controllo sui soggetti predisposti alla dipendenza. Riusciamo a prevenire determinati fenomeni quando il gioco e’ trasparente, quando sappiamo da chi viene gestito. In un’Italia disseminata di bische clandestine nessuno potrebbe controllare o curare i soggetti con problemi. Inoltre tutto quello che arriva dal gioco in Italia e’ fonte di gettito erariale e viene redistribuito sul sociale".
Non e’ quindi l’uso, quanto "l’abuso del gioco a creare disagi, proprio come le dipendenze da alcool e droga. Un uso corretto non porta a casi limite, bisogna quindi studiare bene i casi esistenti per prevenire determinati atteggiamenti. Ma – tiene a sottolineare – spesso vedo trasmissioni televisive o articoli che avrebbero bisogno di approfondimento e che fanno passare un messaggio sbagliato in particolare quando si parla degli apparecchi nei locali pubblici, gli unici per i quali non viene fatta pubblicita’ ma che rappresentano un tipo di gioco meno ‘aggressivo’ di quelli dove il costo della giocata e’ piu’ elevato".
Proprio su quella che viene definita ‘aggressivita” del gioco, cioe’ la possibilita’ di alte vincite con alte giocate, e’ un fronte sul quale "l’associazione cerchera’ di concentrare i propri sforzi: ci sono giochi – conclude Curcio – nei quali la giocata non e’ controllata e questo puo’ sviluppare l’aggressivita’ del giocatore maggiormente predisposto a scommettere di piu’, facendo cosi’ incontrare la fiamma con la benzina e ottenendo l’esplosione".
