Venerdì 8 ottobre è apparso, sul Corriere della Sera-Inserto Milano/Lombardia, un articolo avente titolo “Sale da gioco, il Comune detta nuove regole – Lontane da scuole e chiese”, che anticipa il nuovo Regolamento comunale di prossima uscita.
Senza entrare nei contenuti del regolamento che, del resto, essendo in fase di predisposizione non ha ancora i crismi dell’ufficialità, è necessario sottolineare il tono sprezzante col quale l’autore dell’articolo (Andrea Galli) si pone nei confronti del nostro settore.
Atteggiamento stigmatizzabile sia perché ignora completamente le regole dell’imparzialità e dell’equidistanza alle quali il giornalista deve ispirarsi, sia perché foriero di notevoli inesattezze.
Leggiamo testualmente alcuni passaggi.
“Qui all’esame non ci sono i bar con le maledette slot machine, che mangiano soldi: infatti le percentuali di vincita, al di là dei proclami ufficiali, si aggirano sul 20/30%. All’esame ci sono, piuttosto, quei locali, di solito piccoli, anche stanzette di venti metri quadri, interamente e ugualmente dedicati al videopoker e, per la cronaca, in larghissima prevalenza gestiti da stranieri.”
“Non a caso, sulle slot, ci hanno messo occhi e mani le organizzazioni criminali, a cominciare dalla ‘ndrangheta.”
Affermazioni che si commentano da sole, ma sulle quali riteniamo doveroso fare un paio di appunti.
In primo luogo, il quadro da “far west” dipinto dall’articolo mistifica una realtà che in gran parte è composta da aziende di gestione ispirate alla massima professionalità e legalità, le quali sono esse stesse le prime vittime di chi opera fuori da ogni norma, e pertanto hanno tutto l’interesse a collaborare costantemente, sotto l’egida della Associazione Sapar, con le Forze dell’ordine per combattere i fenomeni di devianza.
Del resto, se fosse vero che il settore è ancora in mano prevalentemente all’illegalità, non potremmo assistere, di mese in mese, alla costante crescita del gettito erariale, tanto che le NewSlot, oggi, producono da sole il 53% della raccolta dell’intero mercato dei giochi, mentre nel 2009 hanno raccolto 25,525 miliardi contro i 21,685 dell’anno precedente (+17,7%).
In secondo luogo, la distinzione fra Newslot e videopoker, che spesso è frutto di una confusione terminologica, stavolta sembra sia stata fatta coscientemente per evidenziare la larga diffusione delle realtà clandestine.
Pura illazione, alla pari di quella che le macchine legali lavorano ad una percentuale del 20/30%. Come è ormai ben noto, la migrazione al comma 6A ha reso gli apparecchi per il gioco lecito del tutto inviolabili ed inalterabili, ragion per cui il rispetto della percentuale minima di restituzione al giocatore del 75% è pienamente assicurato.
Il problema vero è che tali affermazioni offuscano la verità dei fatti agli occhi dell’opinione pubblica facendo passare per malfattori tutti quelli che operano nel settore.
Quanto ai contenuti del Regolamento in via di emanazione, come detto in apertura, ci riserviamo di prendere visione del testo approvato del regolamento in oggetto, ma come Associazione di categoria ci rendiamo disponibili a dare il nostro appoggio e contributo affinchè si arrivi a norme veramente utili e non soltanto proibizionistiche.
In definitiva, l’Associazione Sapar, prendendo le distanze da quanto affermato dal Corriere della Sera, invoca da parte degli organi di informazione maggior rispetto nei confronti delle imprese di gestione e di tutti gli attori della filiera, che oltre a lavorare quotidianamente sul territorio nel rispetto dei canoni del “gioco legale e responsabile” promosso da Aams in tutte le sedi e da Sapar pienamente appoggiato.
