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Automat L’editoriale del Presidente

By 31 Agosto 2010No Comments

Anticipiamo la lettura dell’Editoriale del numero Luglio-Agosto di Automat, intitolato "Le NewSlot, sono un patrimonio di tutti", nel quale il presidente Curcio affronta le principali tematiche di attualità, a cominciare dall’atteggiamento proibizionistico assunto da diversi Comuni nei confronti degli apparecchi per il gioco lecito, per proseguire con quelle relative alla norma dei 60 giorni, delle norme sul contingentamento e dell’ammortamento delle macchine.

Come sempre, dopo la breve pausa di agosto ci troviamo a dover riprendere celermente le attività politiche e istituzionali, avendo nel mirino l’ormai prossima Enada di Roma ed una serie di problematiche più o meno recenti, da cui dipende buona parte del futuro del gestore.

Non mi riferisco alle questioni Totem e VLT, che sono quasi del tutto delineate, bensì alle vicende, tutte di estrema importanza, che toccano il gestore nella sua quotidianità.

Poiché non ne ho mai parlato fino ad ora, ritengo opportuno partire dal sempre più diffuso ateggiamento “proibizionistico” assunto dalle autorità locali nei confronti delle NewSlot.

Dobbiamo infatti riscontrare, in diverse zone d’Italia, una moltitudine di ordinanze restrittive che toccano perlopiù la materia del contingentamento – la quale, essendo a carattere nazionale, non può essere modificata a discrezione dei Comuni – nonché gli orari d’apertura, le distanze fra i locali, il numero complessivo delle macchine installabili, ecc.

Si era partiti da alcuni casi che speravamo fossero “isolati”, ma che ora stanno generando un giustificato clima d’allarme, al quale si può dare soluzione definitiva solo con interventi “dall’alto”, che chiariscano (meglio dire, ricordino) ai Comuni stessi quali sono i limiti delle loro competenze in materia. E noi come Sapar ci siamo già fatti promotori di tali iniziative cercando di impostare un dialogo con le Amministrazioni che porti ad un atteggiamento costruttivo e responsabile e non restrittivo e tanto meno proibizionistico.

Altrettanto attivi siamo, e continueremo ad essere, sul fronte Aams, per quanto concerne i seguenti, basilari aspetti.

La “norma dei 60 giorni”, sperando che entro la fine dell’anno se ne comprenda l’incoerenza, sia sul piano operativo sia su quello della sicurezza, e quindi che venga stralciata.

Il regime del contingentamento, che è del tutto inadeguato, non solo in quanto esso fu definito nella fase di migrazione dai videopoker alle comma 6 – apparecchi che certo non prestavano le garanzie delle attuali comma 6A – ma anche per l’obbligo, decisamente anacronistico, di completare l’offerta di gioco nei locali con apparecchi di genere diverso.
Il gestore è un imprenditore e deve poter installare ciò che ritiene più remunerativo!

In terzo luogo, l’ammortamento degli apparecchi: è assurdo mantenere un regime di recupero dei costi a 5 anni, quando le Awp hanno un ciclo di vita che dura al massimo 18 mesi; è una storia vecchia, si sa, ma ora più che mai richiede una soluzione urgente.

Visto che siamo in argomento, vorrei sfatare una volta per tutte il detto che il gestore, nel comprare una macchina, pensa innanzitutto a spendere poco. Al contrario, tutti hanno compreso cosa significa fare “buoni Investimenti”. Il problema, semmai, è che ancor oggi si riscontrano buchi di sistema o malfunzionamenti che mettono a repentaglio i guadagni delle imprese di gestione e la sicurezza del prodotto stesso.

Pertanto, considerando che si parla tanto delle ipotetiche “NewSlot plus”, ovvero di comma 6A più adeguate alle esigenze del gestore – a prescindere dai parametri costo della giocata/vincita massima, che mi sembrano adeguati – non vorrei limitarmi a discutere se sia meglio introdurre il lettore di banconote o un sistema di accredito e pagamento elettronico.

Piuttosto, preferisco caldeggiare una maggiore attenzione sia in fase di progettazione e di costruzione, sia in quella di test. In particolare, propongo che per tutti gli apparecchi di nuova introduzione sia prevista una “targa prova” di concezione più ampia rispetto a quella originaria, a tutela di gestori, giocatori ed erario.

Mi rimangono, a questo punto, solo poche righe per parlare di Enada. Riservandomi di affrontare più compiutamente l’argomento nel prossimo numero, vorrei solo esprimere l’auspicio che si possa dare un taglio, una volta per tutte, alle voci che tentano di denigrarla.
L’Enada non nasce per dividere, bensì per unire, e il suo fine ultimo, dopo quello commerciale, è di costituire il trampolino di lancio per un progetto organico di crescita collettiva, di cui devono essere partecipi tutte le “anime” del gaming italiano.