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INTERVISTA ESCLUSIVA AL SOTTOSEGRETARIO GIORGETTI

By 21 Dicembre 2010No Comments

Martedì 21 dicembre, la Rivista Automat ha incontrato all’Hotel Nazionale a Montecitorio il Sottosegretario all’Economia con delega ai Giochi Alberto Giorgetti, per una intervista esclusiva che egli ha voluto, molto cortesemente, concederci. La versione più completa sarà pubblicata sul numero di Dicembre della Rivista.

Rispetto al 2009, che è stato caratterizzato da provvedimenti straordinari per il settore dei giochi, quello che sta per concludersi può essere considerato un anno in cui Governo e Amministrazione sono stati impegnati soprattutto a predisporre il lancio dei prodotti già previsti e ad individuare interventi mirati a un più efficace controllo delle varie componenti della filiera, attività che poi ha trovato la sua sublimazione proprio nella Legge di Stabilità del 2011. Quanto ritiene ci sia ancora da fare per arrivare al definitivo riordino del comparto?
Condivido l’analisi. Il 2009 è stato un anno in cui ci sono state una serie di accelerazioni, in parte determinate dall’Amministrazione, in parte da eventi che comunque abbiamo deciso di affrontare; penso ad esempio al tema del gioco online.
Il 2010, invece, è stato un anno di consolidamento. I numeri che abbiamo a disposizione confermano una condizione complessiva di crescita, seppur moderata in questi ultimi mesi. Quindi, credo ci siano elementi di soddisfazione per il settore intero. Resta un lavoro enorme da fare nei prossimi anni tanto sotto l’aspetto normativo – e in proposito ritengo che il Testo Unico sia oggi un obiettivo raggiungibile, anche se dipende dalla tenuta della maggioranza – quanto dal punto di vista dello sviluppo industriale.
Questo, infatti, è un settore che sta rappresentando sempre di più elementi di innovazione. E ci sono ancora margini di sviluppo, ma c’è anche la necessità di una serie di correzioni che consentano di arrivare a una condizione stabile e di potenziare gli effetti di innovazione, che comunque in Italia sono stati formidabili. In definitiva, un 2010 di limatura e un 2011 che, se va avanti la legislatura,darà ulteriori soddisfazioni sia agli operatori che allo Stato.

Sempre in merito alla Legge di Stabilità, ferma restando la sensibilità da Lei stesso dimostrata nell’accogliere le richieste avanzate dal nostro comparto, con particolare riferimento all’istituzione delle elenco dei gestori, di cui la Sapar si è fatta promotrice, è possibile auspicare ulteriori interventi, pensando ad esempio al prossimo schema di convenzione, nel quale potrebbero essere prescritti non solo gli obblighi ma anche i diritti dei cosiddetti terzi raccoglitori?
Non c’è dubbio. Siamo partiti dal riconoscimento di un albo, e questo rappresenta il primo passo. Dopo c’è la necessità di capire fino in fondo quali sono le potenzialità e le aspettative di questa parte della filiera, che è molto importante. Bisogna anche considerare gli apparecchi non solo dal punto di vista delle norme sul gioco, delle entrate, dei limiti sui minori e quant’altro, ma anche sul piano tecnologico. Questo è un settore che produce macchine sofisticate e pertanto ha delle dinamiche che vanno seguite sotto l’aspetto industriale, che è un tema che fino ad oggi non è stato trattato.
E’ possibile altresì immaginare degli interventi di carattere fiscale e puntare ad un’armonizzazione in questo senso. Così come è possibile legare sempre più la visione di questi apparecchi rispetto ai luoghi fisici. Abbiamo a disposizione una norma, quella del contingentamento, che sarà oggetto di rivisitazione su punti quali, ad esempio, la collocazione fisica degli apparecchi e una serie di aspetti connessi all’esercizio che dovranno essere scandagliato nei prossimi tempi.
Da questo punto di vista ritengo che l’associazione virtuosa fra luogo fisico e apparecchio rappresenti un elemento di garanzia per l’utente e per lo Stato.

Restando al settore degli apparecchi, mentre da un lato si nota che le banche sono fortemente esposte nei confronti dei concessionari, per lo più a sostegno dell’avviamento del mercato VLT, dall’altro si riscontra la sempre maggiore difficoltà che le PMI – e quindi il comparto delle imprese di gestione – hanno nell’accedere al credito, così come nel rientrare dai debiti pregressi. A suo avviso, quali soluzioni possono essere adottate per sostenerne l’attività?
Possiamo ad esempio ipotizzare una qualsivoglia forma di credito di imposta, oppure una revisione del sistema di garanzie bancarie, o anche una riduzione del Preu?
Gli interventi sinora fatti dal Governo partivano dall’analisi di quelli che sono i settori trainanti. E la consapevolezza che questo è un settore virtuoso, porta ad immaginare degli interventi fiscali tenendo conto delle sue esigenze specifiche. D’altra parte, un intervento così settoriale non è ancora maturo; ma non ci rinunciamo a priori.
Sul tema delle garanzie, delle forme con cui il credito ha sostenuto questo settore fino a oggi, è possibile lavorare non necessariamente per norma. Se il comparto ci crede – e la disponibilità da parte dell’autorità politica non manca certamente – si potrebbe creare un tavolo con l’Abi per definire le caratteristiche peculiari del settore, che vanno dal tema della sicurezza alla gestione di risorse importanti, con responsabilità molto pesanti, oltre ovviamente a quello delle condizioni più generali delle forme di garanzia.
Su questo credo che non serva la norma, ed è possibile, se c’è buona volontà, che il Governo si faccia carico di organizzare un’iniziativa di questo tipo. Chiaramente l’aspetto fiscale è sempre quello più sentito. Però abbiamo una serie di altre questioni che si trascinano da tempo e che possono essere alleggerite, cosa che oggi siamo probabilmente nelle condizioni di fare, generando benefici quantomeno simili a quelli di un vantaggio fiscale.

Pur essendo, quello delle NewSlot, il comparto di gran lunga più trainante dell’industria dei giochi, ancora oggi, ed anzi, sempre di più, dobbiamo assistere agli attacchi portati sia dai mezzi di informazione, che delle autorità locali. Fra tutte, potremmo ricordare l’iniziativa del Consiglio regionale del Piemonte che vorrebbe addirittura l’eliminazione totale degli apparecchi comma 6A. Ebbene, quali strumenti intenderete adottare per far capire che le NewSlot non sono un male sociale, ma un gioco sicuro e rigidamente controllato dallo Stato?
Credo che questa sia l’insidia più importante, nel senso che dobbiamo raggiungere la consapevolezza di fare un percorso che preveda una comunicazione vera, istituzionalmente forte su ciò che rappresenta il settore. Tutto ciò, accompagnato da un percorso sempre più incisivo da parte dello Stato nel rendere tracciabile la spesa che deriva dalle entrate in materia di gioco.
Sono io il primo a rendermi disponibile a fare una comunicazione più forte su questi argomenti, anche esponendomi in prima persona. Il percorso per far uscire allo scoperto la qualità di questi operatori va affiancato e sostenuto, così come quello per reggere le pulsioni che ci sono sul territorio, le quali danno luogo a iniziative che non vanno sottovalutate.
In definitiva, bisogna lavorare perché si abbia una percezione diversa: il gioco rientra nell’alveo della libertà della persona nel decidere come impiegare il proprio tempo libero e come indirizzare la propria propensione alla spesa. E ciò richiede una partita sinergica tra noi, concessionari e amministrazione.
Sicuramente, il problema non si risolve trasferendo il gioco da bar e esercizi dedicati. Non è questa la risposta e non è questo che i cittadini si attendono.

Su questo versante, in che modo ritiene che possano essere coinvolte anche le associazioni dei gestori?
Questo è fondamentale. Le associazioni devono essere il traino per portare tutti ai massimi livelli di performance, di risposta e di sicurezza complessiva, e per questo sono i naturali interlocutori dell’amministrazione. Se non c’è questo, rischiamo di rendere tutto vano.
Voi state facendo il vostro dovere, così come lo stanno facendo tutti quelli che sono consapevoli di questa sfida. L’importante è avere la percezione che l’amministrazione, con poche risorse, ha affrontato in questi anni una sfida incredibile dovendo anche misurarsi con una continua stratificazione di norme e le pressanti richieste di gettito da parte della politica, che indubbiamente l’hanno messa in difficoltà. Ciò non toglie che, oggettivamente, alcuni problemi ci sono. La crescita dell’amministrazione può passare attraverso la trasformazione in Agenzia, che è in itinere, ma già una strutturazione che la porti ad avere una presenza in ogni provincia sarà un grande salto di qualità.

E’ più difficile vincere la sfida con l’illegalità o quella per l’affermazione del gioco responsabile?
Sono passaggi che devono andare avanti di pari passo. Un messaggio sul gioco responsabile è più credibile se contemporaneamente si porta avanti una lotta serrata contro l’illegalità. E’ impensabile che le forze dell’ordine possano controllare ogni esercizio pubblico in continuazione, quindi è necessario sviluppare delle iniziative di carattere tecnologico, come abbiamo già fatto, per fare in modo che i collegamenti siano sempre più efficaci e utili al rispetto delle norme, ma poi ci deve essere uno forzo ulteriore da parte di Aams sempre in funzione dei controlli. Su questo molto è stato fatto e tanto resta da fare. Senza controlli e senza buone norme diventa difficile dire, in termini di comunicazione, che questo è un settore totalmente sicuro. Lo è, ma dobbiamo ridurre le fasce che sono ancora a rischio per una serie di soggetti. E su questo c’è bisogno della collaborazione di tutti.

A suo avviso, esiste un punto di stabilità per il settore, oppure dovremo abituarci all’eterno divenire?
Un punto di stabilità c’è, anzi, ritengo che siamo già in una condizione di discreta stabilità. Non bisogna illudersi che questo settore sia è una gallina dalle uova d’oro che è in grado di produrre sempre; i margini di crescita ulteriore ci sono, ma devono essere ben dosati. Nelle pieghe di tutto questo, molto resta da fare: lavorare sui rapporti all’interno della filiera, sugli aspetti di natura non prettamente fiscale, sulla questione delle garanzie e del tipo di supporto che può essere dato dall’Amministrazione. Tutto questo può aiutare a crescere ulteriormente, però credo ci sia buona consapevolezza, basti pensare ad esempio all’aspetto del riconoscimento da parte della rappresentatività confindustriale.

Fra un anno, in una nuova ipotetica intervista, cosa auspicherebbe di poterci raccontare?
Spero di poter raccontare di un settore che è cresciuto ancora, di minore fibrillazione dell’opinione pubblica in merito al disagio relativo al meccanismo delle ludopatie e del gioco compulsivo, di una destinazione delle risorse in chiave solidaristica e sociale, di poter immaginare una filiera che si ritrova al tavolo con l’amministrazione che è in grado di effettuare una pianificazione verso obiettivi ancora più forti, con un’esperienza Paese che rappresenta un elemento di eccellenza nel mondo.

(Intervista a cura di Marco Cerigioni)