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La Sapar interviene sul servizio “Giochi di Stato” di RaiNews24

By 7 Gennaio 2008No Comments

Il responsabile della Commissione Immagine/Sapar Marzio Bonaccorsi ha inviato oggi la lettera di seguito pubblicata al Direttore di RaiNews24 per stigmatizzare i contenuti del reportage “Giochi di Stato” diffuso ieri, che oltre a contenere svariate inesattezze costruisce un quadro fortemente tendenzioso del settore degli apparecchi da gioco.

Egregio Direttore,

in qualità di responsabile delle relazioni esterne dell’Associazione Sapar – che è il più grande organismo di rappresentanza dei gestori, dei produttori e dei rivenditori di apparecchi da gioco e da intrattenimento – mi sento in dovere di esprimerLe la nostra disapprovazione nei riguardi del reportage “Giochi di Stato” curato da Dania Mondini e Daniele Macheda messo in onda il 7 gennaio.

Un servizio, debbo precisare, che nasce proprio da un’intervista che il sottoscritto ha rilasciato alla sig.ra Mondini nel corso della fiera Enada tenutasi in ottobre a Roma, ma che in buona parte non ha tenuto assolutamente conto delle mie dichiarazioni circa la realtà del settore degli apparecchi a premio, preferendo chiaramente gettare discredito su un comparto che, in pochi anni, è divenuto di gran lunga il più produttivo nel settore dei giochi, grazie anche alla dura lotta contro il gioco illegale portata avanti dalle istituzioni con la collaborazione degli operatori professionali di settore.

La volontà di cui sopra si evince innanzitutto dal contesto generale di un discorso in cui le argomentazioni addotte – il “tesoretto” da 98 miliardi e l’inchiesta della Procura di Venezia – sono state ampiamente strumentalizzate, oltretutto con l’aggiunta di svariate inesattezze.

In primo luogo di tipo meramente giuridico, quando si parla di gioco d’azzardo legale (da anni è stata coniata la terminologia di “gioco lecito” che va appunto a contrapporsi a quella di gioco d’azzardo, che identifica esclusivamente fattispecie illecite).

In secondo luogo, riguardo l’inchiesta di Venezia, a parte la superficialità con cui si parla di “sequestri” (in realtà, la gran parte degli apparecchi incriminati erano stati spontaneamente ritirati dai gestori, mentre quelli effettivamente sequestrati sono solo poche migliaia), la cifra di 160.000 è del tutto lontana dalla realtà, visto che la Guardia di Finanza stessa ha comunicato ufficialmente che i controlli riguardavano 110.000 apparecchi. Sempre in merito a questa vicenda, inoltre, debbo far osservare che le macchine da gioco coinvolte erano tutte in possesso di regolare certificazione e dei titoli autorizzatori rilasciati da Aams; che essere erano tutte regolarmente collegate alla rete telematica e che l’inchiesta verteva in realtà su un mero aspetto interpretativo della legge – ovvero la presenza delle componenti abilità e intrattenimento – che era talmente nebuloso da aver indotto il Governo, proprio nell’ultima Finanziaria, ad approvare un emendamento che risolve definitivamente ogni dubbio

Altrettanto stupore desta in noi l’affermazione per cui “la grande riforma del gioco d’azzardo (l’errore si ripete) varata dal Governo Berlusconi, che ha trasformato l’Italia in una mega bisca (…)”
Non ci interessa – ovviamente – prendere le difese del Governo Berlusconi, essendo la nostra un’Associazione del tutto apolitica, ma perlomeno fare un paio di puntualizzazioni.

L’introduzione degli apparecchi automatici con vincita in denaro è stata un’autentica conquista per il nostro Paese, perché ha permesso di contrastare in maniera decisiva il gioco d’azzardo (quello si!) messo in atto coi famigerati videopoker, perlopiù da organizzazioni malavitose, favorendo altresì lo sviluppo dell’industria di settore, che dà lavoro a decine di migliaia di famiglie e, come detto anche nel servizio, nel 2006 ha contribuito alle casse dello Stato per 2 miliardi e 72 milioni, mentre per il 2007 le stime parlano di un gettito che si aggira sui 2,4 miliardi di euro.

Da ultimo, vorrei sfatare una volta per tutte il principio per cui la macchina non collegata sia sempre fuori dal controllo delle autorità preposte e quindi non assoggettabile al prelievo fiscale.
A prescindere dall’operato dei concessionari di rete, i gestori degli apparecchi hanno sempre versato i tributi dovuti – anche nei periodi in cui gli stessi non erano effettivamente collegati a causa delle difficoltà di avvio della rete telematica – seguendo la procedura attivata da Aams del versamento di acconti forfetari sulla base di un imponibile medio giornaliero, che poi sono andati in compensazione nel momento in cui il collegamento è stato finalmente realizzato.

Non mi dilungo oltre, quantunque vi sarebbero anche altri argomenti su cui discutere. Rimango comunque a Sua completa disposizione per qualsiasi chiarimento e nel frattempo Le rivolgo i più cordiali saluti.

Marzio Bonaccorsi
(Vicepresidente Nazionale)