News

Il dibattito alla Camera sul DL 149

By 22 Ottobre 2008No Comments

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 25 settembre 2008, n. 149, recante disposizioni urgenti per assicurare adempimenti comunitari in materia di giochi (A.C. 1707-A).

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 25 settembre 2008, n. 149, recante disposizioni urgenti per assicurare adempimenti comunitari in materia di giochi.
(Discussione sulle linee generali – A.C. 1707-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari Italia dei Valori e Partito Democratico ne hanno chiesto l’ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare ai sensi dell’articolo 83, comma 2, del Regolamento.
Avverto, altresì, che la Commissione finanze si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, presidente della Commissione finanze, onorevole Conte, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Signor Presidente, credo che questa sia un’occasione particolare: la sua presenza al banco della Presidenza è per me una grande soddisfazione, in considerazione della sua esperienza in materia di adempimenti comunitari.
Questa vicenda degli adempimenti comunitari non si può non considerare complessivamente, tenendo conto degli andamenti delle decisioni della Corte di giustizia e della Commissione europea nel suo complesso.
Questa è una materia molto difficile; parte dal presupposto che il regime dei giochi viene sostanzialmente dato in concessione e vi è una riserva specifica a favore dei singoli Stati. Questo sarebbe vero, se non ci fossero, purtroppo, le pressioni di Paesi che, evidentemente, sono rappresentati nelle più alte cariche dell’Unione europea da propri commissari, che molto spesso, in uno spirito non proprio europeo, tendono a difendere gli interessi del proprio Paese.
Dico questo perché è ben noto che il commissario McCreevy ha sempre sostenuto le posizioni delle società presenti in Inghilterra, facendo pressioni nei confronti di tutti i Paesi perché ci fosse un vero allargamento della presenza in tutti i Paesi degli attori del mondo del gioco. Mi riferisco a tutte le cause che nel tempo sono state avviate, per esempio da Stanley International Betting, nei confronti soprattutto del nostro Paese. Perché nei confronti del nostro Paese (bisognerebbe qui aprire una discussione sulla capacità del nostro Paese di difendere gli interessi nazionali presso l’Unione europea)? Perché noi siamo considerati, in qualche modo, forse per la nostra volatilità nella presenza politica, uno degli anelli deboli dell’Unione europea.
Questa nostra incapacità acclarata, date le molte sentenze e le molte procedure aperte presso l’Unione europea e la Corte di giustizia, è dimostrata dal fatto che, mentre i francesi riescono sempre a difendere l’interesse nazionale, noi non siamo altrettanto attenti. Bisogna mettere in evidenza, in tutto questo settore, che dovremmo cominciare a difendere meglio gli interessi nazionali, perché è inammissibile che si facciano pressioni nei confronti dell’Italia per colpire il bersaglio grosso, che è la Francia.
In realtà, nei contatti che si sono susseguiti in questi ultimi mesi, la Francia è molto attenta, tant’è che i vertici dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e del Ministero dell’economia e delle finanze hanno avuto una recente visita del Ministro francese, che vuole sapere da noi come ci comporteremo in relazione a tali procedure di infrazione.
Il provvedimento all’ordine del giorno parte dal presupposto che andava disposta una proroga della concessione attribuita alla Sisal. Si tratta di una concessione per la gestione del cosiddetto Super-Enalotto, che parte da piuttosto lontano: l’Enalotto fu istituito nel 1957 e fu poi nel 1997 ulteriormente sviluppato nella formula del Super-Enalotto, che in questi giorni sta molto interessando i nostri cittadini, in considerazione del montepremi che è arrivato ormai alla soglia dei 100 milioni di euro. Quando nel novembre 2004 fu disposta una proroga nei confronti della società che gestiva il Super-Enalotto, vale a dire la Sisal Spa, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato contestò il fatto che fosse disposta una proproga della concessione per un ulteriore quinquennio senza aver aperto una procedura di gara. A quel punto intervenne il Consiglio di Stato, proprio su ricorso della Stanley International Betting Limited, che con una decisione del 5 dicembre 2006 ha annullato la proroga di cinque anni, e si è quindi proceduto, attraverso l’articolo 1, comma 91, della legge finanziaria 2007, a prevedere la gara che doveva essere effettuata, e comunque fu data una proroga per la gestione sino al 30 giugno 2007. Quel termine fu prorogato nuovamente fino al 30 settembre 2008.
La proroga era necessaria, poiché si stava procedendo alla gara, che poi è stata fatta in realtà nel 2007 ed è stata aggiudicata all’attuale concessionario, che è sempre la Sisal. Una volta vinta la gara, alla quale avevano partecipato anche Lottomatica e Snai, bisognava infatti mettere la società nella condizione di realizzare gli impegni presi, che erano stati determinati all’interno dell’assegnazione della nuova concessione, e bisognava garantire che tutti i punti della concessione fossero pienamente realizzati. Poiché però non si arrivò alla determinazione di un quadro regolamentare, fu necessario ricorrere a queste proroghe.
La proroga di cui stiamo discutendo, prevista dall’articolo 1 del provvedimento, si è resa necessaria perché il concessionario non era ancora nella pienezza delle attribuzioni, dovendo sottoporre a verifica un insieme di attività preliminari, anche in considerazione del cambio dei vertici dell’Amministrazione dei Monopoli e della mancanza di un dirigente abilitato alla firma (qui dovremmo aprire un piccolo inciso, che riguarda le procedure per la conferma dei dirigenti, che hanno aperto una vicenda molto singolare relativamente ai Monopoli, e anche la definizione e la conferma dell’attuale dirigente dell’Agenzia; ma questo è argomento che affronteremo in altro momento).
Si è resa quindi necessaria questa proroga, che evidentemente porterà a confermare l’attuale concessionario; ma proprio per la continuità della gestione, che come abbiamo detto precedentemente riguarda un gioco molto praticato dai cittadini italiani, sarà necessario fare tutte le procedure, con un tempo limite che è stato fissato al 1o luglio 2009, perché le stesse procedure, in virtù di una parte dell’accordo di concessione, necessitano di almeno sette mesi per essere avviate.
Durante l’esame del presente disegno di legge, in considerazione del fatto che esistevano altre procedure di infrazione (avviate dalla solita Stanley International Betting), abbiamo provveduto in Commissione ad aggiungere altre norme, quelle contenute negli articoli 1-bis, 1-ter e 1-quater. Si tratta di norme assolutamente necessarie in questo momento, perché in parte vanno a incidere su procedimenti già aperti nei nostri confronti dall’Unione europea e in parte servono a fornire un quadro normativo e regolamentare che ci metta nelle condizioni di affrontare il complesso settore dei giochi in maniera da evitare ulteriori provvedimenti nei nostri confronti da parte dell’Unione europea.
A tale proposito, credo che occorra valutare nel complesso le norme e, soprattutto, che occorra spiegare perché il Governo è intervenuto su questa materia con ulteriori norme. Esse si riferiscono da una parte all’annosa vicenda che ci ha portato più volte di fronte alla Commissione europea e alla Corte di giustizia, quella delle agenzie ippiche storiche, dall’altra al più complesso sistema del gioco on line e, infine, a un argomento ancora scabroso, date le vicende che hanno portato la procura generale della Corte dei conti ad avviare un’indagine sul sistema degli apparecchi da gioco da intrattenimento.
La prima parte, come accennato, riguarda le agenzie ippiche storiche. È noto a tutti i colleghi che in queste settimane il mondo dell’allevamento e dell’ippica ha avviato una serie di manifestazioni e di contestazioni anche nei confronti del Governo, perché si sente abbandonato rispetto alla necessità che vengano garantiti non solo le sovvenzioni agli allevamenti ippici, ma anche il montepremi che sta alla base di ogni evento ippico. Progressivamente nel corso degli anni (qui dovremmo aprire un’altra parentesi che riguarda l’UNIRE) si è assistito ad una riduzione di questo montepremi, ma probabilmente dovremo fare un po’ di più per quanto riguarda il settore delle scommesse ippiche. Esso ha mostrato negli anni un decremento importante del gioco – con una ricaduta anche sul montepremi – forse determinato dal fatto che (tornando ai francesi) mentre altri Paesi, soprattutto la Francia, hanno provveduto a rivedere l’intero sistema degli ippodromi, degli allevamenti e delle corse riducendo significativamente gli eventi, l’Italia non ha fatto altrettanto. Ci troviamo, quindi, in una situazione nella quale esistono tantissimi ippodromi, si svolgono tantissime corse ed esistono tanti allevamenti di cavalli, e il montepremi si riduce drammaticamente sempre più: si è arrivati al paradosso che per partecipare a una corsa nell’ambito del trotto o del galoppo si può vincere (se tutto va bene) una cifra pari a duemila euro, che naturalmente non compensa nemmeno la fatica di mettere un cavallo su un carrello, di portarlo a correre, di pagare il fantino, il maniscalco e tutto quell’universo che ruota intorno all’ippica, e che può esser valutato intorno alle 50 mila persone.
Questa sofferenza si è moltiplicata negli anni e richiede, ormai, una revisione complessiva (a questo proposito, vi sono contatti tra il Ministero delle politiche agricole e il Ministero dell’economia per rivedere l’intero sistema dell’UNIRE). Bisogna naturalmente provvedere a fare una netta distinzione tra cosa va come provvidenze agli allevamenti e cosa va, invece, al montepremi. Poiché il montepremi è stato ridotto progressivamente (adesso è arrivato quasi sotto la soglia dei 200 milioni di euro) il mondo dell’ippica chiedeva una stabilizzazione. Come si può arrivare a questa stabilizzazione? Parto dal presupposto, signor Presidente, che abbiamo svolto in Commissione un esame degli emendamenti presentati, anche dal Governo, e che, però, siamo in una fase che si può definire de iure condendo. Stiamo lavorando, infatti, sul testo che è stato presentato in Commissione, al quale non sono stati presentati emendamenti, ma la presentazione degli emendamenti per l’Assemblea ci metterà nelle condizioni di approfondire i temi che il Governo ha inserito nel provvedimento.
Tornando all’articolo 1-bis, che riguarda le concessioni storiche, bisogna fare una breve cronistoria. Nel 1999 fu approvato un piano di potenziamento della rete di raccolta delle scommesse ippiche in maniera da portare il numero complessivo delle agenzie da distribuire sul territorio da 329 – tale era il numero delle agenzie ippiche – a 1.000. In questa fase fu previsto il rinnovo delle 329 concessioni ippiche senza procedere ad una gara. Infatti, nel luglio 2001 la Commissione europea, su denuncia, badate bene, della Stanley International Betting, avvia nei confronti delle autorità italiane una procedura di infrazione, perché si era proceduto al rinnovo delle concessioni delle agenzie storiche senza una gara.
In realtà, successivamente, e soprattutto nel giugno 2003, al fine di risolvere il problema del minimo garantito, il commissario straordinario dell’UNIRE decretò una proroga delle concessioni già assegnate per procedere, poi, alla determinazione delle somme da versare da parte dei concessionari fino al termine di scadenza dell’ultimo pagamento individuato nel 30 ottobre 2001. Successivamente, con una sentenza del 13 settembre 2007, la Corte di giustizia delle Comunità europee, poiché non erano state messe a gara le agenzie storiche, condannò il Governo italiano e lo invitò a conformarsi alla sentenza che era stata emessa dalla giustizia europea per procedere ad una nuova gara.
L’articolo 1-bis, quindi, risponde alle eccezioni delle Corte di giustizia e della Commissione europea, fornendo un quadro generale all’interno del quale muoversi, che parte dal presupposto che bisogna superare anche i problemi della legge Bersani e aprire completamente il mercato, pure nei confronti delle società estere.
Penso, quindi, che l’articolo 1-bis risponda pienamente alle eccezioni dell’Unione europea, e ci mette nella condizione di fare un passo ulteriore verso la liberalizzazione, perché all’interno di questo articolo si sostiene un principio base: poiché vi è molta confusione tra agenzie storiche, agenzie che si occupano solo di scommesse, agenzie che si occupano solo di ippica, il Governo ha inteso aprire completamente il mercato e superare anche le obiezioni che ci venivano dall’Unione europea sui limiti, sulle distanze e sulle concentrazioni.
Il Governo, quindi, prendendo il coraggio a quattro mani in un argomento molto scivoloso, come abbiamo visto, ha stabilito sostanzialmente la completa liberalizzazione del mercato. Si è detto: bene, dobbiamo rispondere alla procedura di infrazione e, invece di mettere a gara le 329 agenzie ippiche, procediamo a mettere a gara 3.000 nuove concessioni, che rispondono all’esigenza del mercato di coprire l’intera rete nazionale, dando a tutti la possibilità di fare tutto. Ciò significa che le agenzie storiche dell’ippica potranno anche gestire le scommesse sportive e, viceversa, quelli che avevano solo le scommesse sportive…

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Ho già finito il mio tempo, Presidente?

PRESIDENTE. Implacabile clessidra…

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Allora utilizzerò il tempo previsto per la replica per intrattenermi con i colleghi e per approfondire gli ulteriori due articoli aggiuntivi, ossia gli articoli 1-ter e 1-quater.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Conte, eventualmente leggeremo con grande attenzione il testo definitivo del suo intervento o, comunque, ascolteremo l’integrazione che verrà data in sede di replica. Lei ha sollevato anche problemi di carattere generale della nostra politica europea che meriterebbero riflessione, ma il tempo è tiranno.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Messina. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, ho ascoltato il presidente della Commissione finanze, l’onorevole Conte, che ha voluto dare in maniera «asettica» un taglio europeista a questa vicenda, facendo passare per normale ciò che normale non è, senza evidenziare – ma ormai ci siamo abituati – un vizio ormai consolidato di questo Governo. Oserei dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Siamo stati chiamati sostanzialmente a parlare di un disegno di legge (ecco il taglio europeo) che prevede disposizioni in materia di raccolta del gioco Enalotto per adeguarsi alle normative comunitarie. Sin qui nulla quaestio; dopodiché, il Governo stesso ha presentato tre emendamenti, o meglio, dei maxiemendamenti. Infatti, a fronte di un decreto-legge che prevedeva un unico articolo di poche righe, sono stati presentati tre articoli aggiuntivi di diverse pagine, dove non si parla più di adeguamento alle normative comunitarie e di Super-Enalotto, ma al contrario si ridisegna tutta la gestione dei giochi in Italia.
Credo che innanzitutto una prima critica vada fatta sul metodo. Mi dispiace che il rappresentante del Governo se ne dovrà fare carico, ma evidentemente non si può agire in questo modo anche in materia di giochi, che non ha certamente un’urgenza immediata. Ci potevate riflettere un po’ di più. Se era necessario – come noi riteniamo – riformare la materia, dovevate farlo con un minimo di attenzione. Metteteci un po’ più di buona volontà, anziché intervenire ogni volta con stringati disegni di legge poi integrati con maxiemendamenti, con cui cambiate di fatto la materia e l’oggetto.
Questa materia – diceva bene il presidente Conte – è molto importante, ma altrettanto sottovalutata, soprattutto in un momento di crisi generale come quello attuale. L’onorevole Conte citava il Super-Enalotto, il cui montepremi oggi ha superato – è quanto ho sentito stamattina nei primi telegiornali – i 100 milioni di euro, cioè il primo premio ammonta a 200 miliardi delle vecchie lire. Ma questa è la punta di un iceberg. Il problema è ciò che c’è dietro a tutto questo.
Infatti, in questa sede abbiamo litigato e voi avete posto la questione di fiducia sul decreto Alitalia.
Abbiamo trasferito 300 milioni di euro. Parlavamo di grandi cifre senza renderci conto che poi, alla fine, le grandiPag. 10cifre sono in tutt’altro posto. Analizzando la materia dei giochi, crea un allarme molto forte sapere che sono stati movimentati nei giochi, a partire dal 1o gennaio 2008 fino al 30 agosto 2008, 34 miliardi di euro: sostanzialmente una cifra superiore alla manovra triennale del Governo è passata per i giochi. Dunque – capite bene – altro che verificare il disciplinare e adeguarsi alla normativa comunitaria! È necessario qui affrontare seriamente quella che costituisce, da un lato, una grande entrata dello Stato, ma anche, dall’altro lato, una grande movimentazione di denaro che può portare evidentemente alle disfunzioni nei giochi e agli interventi della criminalità organizzata, considerando quindi l’effetto sociale di questa materia.
Vi sono dati significativi che il Governo sicuramente conoscerà, ma che ritengo debbano essere fortemente sottolineati, a parte i 34 miliardi di euro, che chiunque ne parla impazzisce, perché si chiede come sia possibile che stiamo discutendo con una «leggina» di questo tipo di tali somme e della loro gestione.
Vi è un fatto ancor più significativo: l’incidenza di queste somme sulla società e sui cittadini e quanto paradossalmente pesa il gioco in Italia sulle famiglie, soprattutto in questo momento, in cui la disperazione regna sovrana e ognuno va a giocare il Super-Enalotto per tentare di vincere, cambiare vita e superare il problema di non arrivare a fine mese.
Voi sapevate – mi auguro e ritengo di sì, anche se sottacere non vi fa onore – che in Italia compresi i bambini, gli anziani e tutti i cittadini, se ripartiamo le giocate per il numero dei nostri abitanti – ripeto: tutti, da chi è nato oggi a chi oggi ci sta per lasciare -, ognuno gioca una somma annua di 709 euro, vale a dire sostanzialmente si gioca uno stipendio. Ogni cittadino italiano si gioca uno stipendio ai giochi di tutti i tipi e di tutti i generi. Infatti, nei maxiemendamenti – il presidente Conte stava cercando di introdurre l’argomento – non si tratta più di Super-Enalotto, ma di tutt’altro. Si regola tutta la materia, perché trattano di scommesse, concorsi ippici, giochi di ippica nazionale, giochi di abilità, Bingo, giochi numerici, lotterie e di ogni gioco di questo tipo. Si parla della gestione di quei 34 miliardi di euro dei primi otto mesi dell’anno.Pag. 11
Riteniamo, dunque, che deve essere compiuto un intervento più serio, mirato sicuramente a garantire i giochi, ma anche ad evitare che diventino una disfunzione forte dello Stato. Discutiamo di molti soldi e dell’interesse dei cittadini.
Non solo: la materia dei giochi produce un effetto sociale, al quale il Governo non può rinunciare o far finta di non comprendere. Nel Meridione l’incidenza dei giochi annui rispetto al reddito procapite è più forte. Addirittura, in provincia di Caserta viene utilizzato per le giocate il 12,7 per cento del reddito pro capite.
Allora, c’è un altro stacco: il paese più ricco gioca meno perché non insegue questo sogno; il paese più povero tenta di rifarsi al gioco e, di fatto, si impoverisce ancora di più, perché evidentemente non sarà certo con il gioco che si riuscirà a sbarcare il lunario: si perde sicuramente.
Entriamo in una materia sulla quale il Presidente Buttiglione è più competente di me: entra in gioco la Costituzione. L’articolo 47 della nostra Costituzione afferma sostanzialmente che lo Stato incoraggia e tutela il risparmio e indica come deve essere impiegato il risparmio.
In questo provvedimento, invece, lo Stato sta dicendo ai cittadini italiani come sperperare le proprie risorse o, addirittura, come spendere quello che non possono per giocare.
Rispetto a questo problema, sarebbe serio e più opportuno occuparsi di introdurre una normativa più seria, non quella che ci è stata oggi sottoposta (disegno di legge, subemendamenti e maxiemendamenti del Governo), anche perché questa materia riguarda grandi cifre movimentate e ha grande incidenza sui cittadini e sulle loro tasche.
Parliamo chiaro: altro che «il Governo non aumenta le tasse»; questa sostanzialmente è una sottrazione dalle tasche dei cittadini di un’entrata, che poi va a finire al Ministero dell’economia e delle finanze. Questo è il senso, è una cifra elevatissima ed i cittadini non se ne rendono nemmeno conto. Questo, però, il Governo ha il dovere forte di tutelare.
Inoltre, rispetto a questa materia – anche qui devo dire al presidente Conte che nemmeno i maxiemendamenti ne parlano – sono forti, fortissimi i rischi di truffe, che vanno rapportate al valore della merce e delle somme movimentate: le truffe non riguardano qualche spicciolo o qualche centinaia di euro, ma milioni di euro. Quindi vi è il rischio di truffe.
Inoltre, vi è il rischio che la criminalità organizzata possa entrare in questo giro, perché è normale: se la criminalità organizzata si occupa di appalti ed entra anche nelle più piccole questioni per avere la sua parte, se la criminalità organizzata – ed è un fenomeno gravissimo – fa pagare il «pizzo» ai commercianti, perché non si dovrebbe occupare di 34 miliardi di euro, che passano da una tasca all’altra attraverso il gioco?
Vi è un’analisi della Confesercenti, datata perché risale all’ottobre dell’anno scorso, dove vengono esattamente evidenziate tutte le questioni che ho elencato e vengono forniti dei dati che vanno letti; ecco perché dico che questa materia è strana, perché alla fine magari uno non se ne occupa, pensa che il Super-Enalotto è solo un foglietto di carta: si gioca, si sbarra e si spera di vincere. Ma cosa c’è dietro? Credo che occorrerebbe un’informazione maggiore e anche la stampa dovrebbe occuparsene: non può sottacere una situazione di questo genere.
Solo per darvi un esempio che emerge dai dati della Confesercenti, secondo i dati noti alla Guardia di finanza, il 60 per cento dei 200.000 videopoker e slot machine è collocatoPag. 13in pubblici esercizi. Questo già è un primo problema, perché incide anche sulla pressione, denunziata dai commercianti rispetto all’inserimento nei loro esercizi di queste macchine, esercitata dalla criminalità organizzata che le gestisce. Non voglio parlare di gossip, perché le macchinette dei videopoker sono state oggetto di scandali che hanno coinvolto anche personalità internazionali e nazionali, per cui sorvolo, ma capite bene che la criminalità organizzata interviene e con molta forza.
Inoltre, secondo i dati resi noti dalla Guardia di finanza, vi sono state ben 13.600 slot machine sequestrate nel corso del 2006, per un giro miliardario di scommesse clandestine, che una stima assolutamente prudenziale ci fa quantificare in 2,5 miliardi di euro (parliamo di 5.000 miliardi delle vecchie lire). Per non parlare degli altri dati sulle corse dei cavalli e su quello che tutto ciò comporta.
Allora, come si fa ad occuparsene in maniera sinceramente così superficiale? Noi riteniamo che occorra occuparsene in maniera più seria, perché abbiamo letto il testo della disegno di legge in esame – ma ci voleva poco – e i maxiemendamenti che sono stati presentati, ma essi hanno carenze sostanziali, perché alla fine mirano a superare questioni che oggi sono al centro della problematica.
A proposito, mi ero procurato un po’ di vecchia rassegna stampa, ma non ve n’è nemmeno bisogno: io, da siciliano, leggo ogni mattina il Giornale di Sicilia quando arrivo a Roma. Non c’è bisogno di andare indietro nel tempo, perché è una notizia di questa mattina: Palermo. La megastruttura di viale Regioni intestata ai prestanome Casarubea, ma secondo gli inquirenti la controllava il boss Nino Rotolo. Il proprietario è mafioso. Confiscata maxi sala Bingo, la più grande sala d’Europa. Si citano anche i dati, per quantificare e capire che significa: una serie di relazioni tecniche dimostrerebbe che la sala Bingo, che incassava 70.000 euro al giorno, era una perfetta centrale per riciclare denaro proveniente da attività illecita di cosa nostra.
Questo è il giornale di oggi, quindi non c’è bisogno neanche di scorrere indietro nel tempo. Sto citando questi dati per cercare di far comprendere di cosa stiamo parlando.
Pertanto, se vogliamo tutelare seriamente lo Stato e i cittadini che lo compongono, è necessario porre delle regolePag. 14certe di accesso ai giochi, regole certe di gestione dei giochi e regole certe per comprendere dove vanno a finire queste somme che vengono sottratte alle tasche dei cittadini.
La prima questione del maxiemendamento riguarda l’accesso alla gestione. L’articolo 1-ter, comma 5, lettera a), limita la concessione all’esercizio dell’attività di gestione e raccolta dei giochi in uno degli Stati dell’Unione europea, avendovi sede legale ovvero operativa. In seguito, si contraddice anche, perché le cose frettolose, obbiettivamente, contengono sempre delle contraddizioni. Ho appena citato la lettera a); alla lettera c) del medesimo comma 5 si prevede che per la concessione è necessaria la costituzione in forma giuridica di società di capitali, con sede legale in uno degli Stati dell’Unione europea, anteriormente al rilascio della concessione. Pertanto, non si capisce perché, da un lato, si può avere la sede legale all’estero (cioè fuori dai Paesi dell’Unione europea), avendone, quindi, una operativa all’interno dell’Unione stessa; di contro, se si vuole costituire una società, essa deve avere sede legale nei Paesi dell’Unione europea. Ciò, evidentemente, non funziona più.
Noi riteniamo che sia sbagliato il primo dei punti e che vada modificato. Per questo motivo, abbiamo anche pensato ad uno specifico emendamento, perché a noi sta bene che si rientri nell’ambito della Comunità europea (atteniamoci al testo della legge: stiamo parlando di normative comunitarie e di adeguamento). Una società che ha sede alle Cayman, alle Barbados o chissà dove e che poi abbia una piccola sede operativa in un Paese della Comunità europea non può essere assegnataria di soldi pubblici. Parliamo chiaro, perché si tratta di soldi dei cittadini che transitano, attraverso i giochi, nelle tasche dello Stato e, quindi, di fatto, diventano soldi pubblici. Non vi può essere l’affidamento a soggetti di cui non si conosce la provenienza. Quindi, innanzitutto, l’accesso.
In secondo luogo, la qualità. Individuato, da un lato, chi deve essere il gestore e quali caratteristiche debba avere, l’altra questione riguarda la qualità del gestore. Il maxiemendamento, ovviamente, sorvola anche su questo aspetto. Probabilmente, a pensare male – come dice qualcuno – qualche volta ci si azzecca perché, probabilmente, questo silenzio evidenzia che, magari, si pensa di tutelare qualcuno che, invece, sarebbe meglio non tutelare oppure farlo nel momento in cui si mette in regola con le disposizioni di legge vigenti. Anche in questo caso, infatti, per ottenere materialmente la concessione, il comma 3 dell’articolo 1-ter prevede che si possa dare ai soggetti, in un numero massimo di duecento, in possesso dei requisiti, oppure ai soggetti che, alla data di entrata in vigore del presente articolo, siano già titolari di concessioni per l’esercizio della raccolta di uno o più giochi, di cui al comma 1, attraverso rete fisica, rete di raccolta a distanza, ovvero entrambe. Non fa una piega.
Tuttavia, vi siete dimenticati un piccolo particolare. Pensate che sia possibile affidare o confermare la concessione a chi oggi è in conflitto con lo Stato? Sicuramente no. Si aprirebbe una maglia straordinariamente grave, perché – il Governo lo sa perfettamente e, probabilmente, meglio di me – vi sono contenziosi in atto con coloro i quali sono assegnatari, ma non per pochi spiccioli. Vi sono contenziosi in atto per milioni e milioni di euro.
Apprendo dalle notizie accertate dai giornali, che vi sono società di tutti i tipi, dalla Atlantis World Group of Companies, che credo abbia sede alle Antille (o non so dove) – credo attualmente concessionaria di slot machine o videopoker – che ha un contenzioso con lo Stato di quasi in 31 miliardi e mezzo di euro. Inoltre, vi sono anche la Cogetech, con 9,4 miliardi di euro, e la Snai, con 8,1 miliardi di euro. Ve ne sono tantissime.
Come si fa, con legge, a confermare o attribuire una concessione dello Stato a chi oggi è in un conflitto palese con lo Stato? È chiaro che una società che esercita questa concessione – e che vuole certamente continuare a farlo – non vuole pagare 30 miliardi, 8 miliardi o 10 miliardi.
Ma vi è di più, come emerge, anche in questo caso, da una documentazione giornalistica. Si tratta di una cronaca del 9 ottobre 2008, quindi recentissima: maxitruffa da 30 milioni di euro nel settore delle scommesse sportive in Campania.
Comprendiamo di che stiamo parlando. In tale articolo si dice: l’organizzazione criminale, attraverso il controllo di numerose agenzie di raccolta scommesse, su enti sportivi nazionali, ometteva di versare al Coni, all’amministrazione dei monopoli di Stato e all’erario le dovute imposte che vengono riscosse dalle agenzie autorizzate alle scommesse sportive su ciascuna giocata. Il tutto ammonta ad una cifra che, secondo quanto accertato dalla guardia di finanza, è compresa tra i 20 e i 30 milioni di euro.
Ebbene, con questo maxiemendamento, sostanzialmente non prendiamo atto della questione, per cui, in buona sostanza, cosa diciamo? Chi ha la sua concessione, continua ad esercitarla indipendentemente dal fatto che abbia un contenzioso con lo Stato. Anche su questo non siamo d’accordo ed è per questo motivo che, con chiarezza, abbiamo anche presentato proposte emendative al riguardo disponendo che i soggetti di cui al presente comma e i relativi componenti degli organi societari non devono avere controversie legali in atto con l’amministrazione dello Stato. Riteniamo, infatti, che ciò sia fondamentale, nel rispetto delle regole e dei giochi, parlando proprio di giochi.
Vi è poi un’ultima questione che voglio evidenziare, perché vi è anche un settore della polizia di Stato istituito appositamente per occuparsi di giochi, di scommesse e di truffe (sono circa quattrocento, in tutta Italia, gli agenti della polizia di Stato, ma se ne occupa ovviamente anche la guardia di finanza e altri organi di sicurezza). Ebbene, in uno dei maxiemendamenti, il primo, viene istituito a vantaggio del CONI e dell’UNIRE, o meglio, a vantaggio del Ministero dell’economia e delle finanze, un fondo, che è nella piena disponibilità dello stesso Ministero dell’economia delle finanze, senza dire quanto – e questo è un vizio che ricorre in varie misure di legge del Governo – cioè senza quantificare (così come non sappiamo quant’è il danno delle banche e quanto siano da risarcire). Ebbene, in linea con questa strategia governativa, si dice che verrà costituito un Fondo, alimentato dalle maggiori entrate derivanti dall’attuazione del comma 5. Parlavamo, in questo caso, di scommesse ippiche e di cose di questo genere e, non dico con aria di sufficienza perché non è corretto, ma conPag. 17grande semplicità, il presidente Conte diceva: in fondo si lamentano quelli dei giochi ippici perché parliamo di montepremi scesi solo sotto i 200 milioni di euro, cioè sotto i 400 miliardi di lire, per cui, obiettivamente, quasi non vale la pena nemmeno più occuparsi, a questo livello, di queste piccole cifre.
Ebbene, questo Fondo come viene destinato in parte (e non si sa quale parte, perché non c’è scritto, per cui è il Ministro che poi deciderà di sua buona volontà, sua sponte, se destinarne l’1, il 10 o il 100 per cento)? Verrà destinato al processo di risanamento finanziario in asset ai relativi settori, a esigenze del CONI e dell’UNIRE. Anche a tal riguardo abbiamo presentato un emendamento, perché se è vero (e, purtroppo, non credo che possa essere smentito) che vi è un’incidenza fortissima di criminalità organizzata e di truffe in questo settore (e parliamo di cifre miliardarie), è necessario dare man forte alle forze dell’ordine. Invece di togliere risorse alle forze dell’ordine – come ha fatto il Governo prima – per varare il decreto-legge n. 112 del 2008, che abbiamo tutti quanti visto in Commissione e poi provare a ritrovare da qualche altra parte qualche euro da restituire alle forze dell’ordine stesse per dotarle di quegli strumenti necessari per svolgere il loro lavoro al meglio, abbiamo un’entrata elevata, un’entrata sicura? Bene, allora abbiamo chiesto con molta chiarezza e forza di individuare una percentuale di questo Fondo, e quindi non così, a discrezione del Ministro, ma una percentuale di questo fondo che dev’essere del 20 per cento e questo 20 per cento non può, ma deve essere destinato alle forze dell’ordine per la lotta alla criminalità organizzata. Credo, infatti, che sia a garanzia di tutti. Se lo Stato non vuol giocare, se lo Stato non vuole tutelare qualcuno o interessi particolari (com’è giusto che non faccia), se lo Stato vuole garantire i cittadini italiani che perdono ogni anno 700 euro a persona (da quelli che nascono a quelli che oggi ci lasciano), è evidente che lo Stato deve occuparsi di fronteggiare la lotta alla criminalità organizzata.
In conclusione, un’ultima cosa che, a mio avviso, merita anche un passaggio ed un emendamento specifico: vi è un’altra disfunzione sociale rispetto a questa vicenda dei giochi.
Si tratta della disfunzione relativa all’accesso ai giochi difficilmente limitato, relativa sia agli importi raggiunti da soggetti adulti che si giocano le pensioni e le case e che vanno a finire – secondo i dati della polizia e della guardia di finanza – dagli usurai per farsi dare i soldi per giocare; sia all’altro fenomeno, ancor più grave, dell’accesso dei minori dei minori a giochi di questo tipo. Credo che occorra intervenire con decisione anche al riguardo e noi presenteremo anche in proposito uno specifico emendamento per arginare simili fenomeni. Vedete, riguardo ai concessionari, il maxiemendamento, al comma 7, punto b), allo scopo di limitare tale fenomeno – che è di una gravità straordinaria – dispone che essi devono, nel corso della medesima, promuovere comportamenti responsabili di gioco e vigilanza sulla loro adozione da parte dei giocatori anche attraverso l’approntamento, l’adozione e la messa a disposizione di strumenti specifici. Quindi sostanzialmente la discussione sull’accesso al gioco da parte di minori non crea disposizioni e relativi divieti in modo visibile sul sito dedicato. Pertanto voi capite bene: qual è la norma che impedisce a chi deve giocare di farlo oltre un certo limite e rovinarsi o a un minore di poter accedere? Non certo la promozione di comportamenti responsabili! Voglio dire, cosa ha di punitivo questo? Come farà lo Stato a valutare se il concessionario ha messo in atto la promozione di comportamenti responsabili? Ci prendiamo in giro obiettivamente! Tuttavia, poiché ritengo che lo Stato non possa essere in malafede ma che chi governa debba essere comunque in buona fede (anche se può avere idee diverse da chi, come me, oggi si trova all’opposizione) allora occorre intervenire con forza per creare degli obblighi e dei vincoli veri all’attività degli assegnatari delle concessioni e non soltanto un limite minimo. Questo infatti veramente significa tutelare i cittadini italiani e i nostri minori. Evidentemente, si tratta di una norma viziata a monte, probabilmente di un vizio di costituzionalità, sia per l’incidenza sulle tasche dei cittadini, contraria al risparmio, sia per questi maxiemendamenti disarticolati che modificano la normativa sui giochi, cui il Governo, del resto, ci ha abituati ma che sicuramente proveremo comunque ad emendare. Mi ha chiamato un giornalista – è una battuta che la dice lunga di quella che è stata l’attività svolta del Governo fino ad oggi – per avere notizie sul problema dei giochi e mi ha chiesto come evolvesse la vicenda. Alla fine mi ha chiesto se il Governo avrebbe posto la questione di fiducia sulla legge che li disciplina. Gli ho risposto che mi auguro di no, trattandosi di una materia di questo tipo.Pag. 19
Comincio però a pensare – atteso il tenore della legge e dei maxiemendamenti – che rischiamo, anche in materia di giochi, vista la posta in palio pari a 34 miliardi di euro in soli otto mesi, che il Governo possa porre la questione di fiducia anche su questo provvedimento. Quindi vai a vedere dove vanno a finire i nostri emendamenti! Pertanto credo che occorra un gesto del Governo. Mi rivolgo in particolare al sottosegretario Vegas, che è tra i più attenti e presenti: occorre fare attenzione. Non si tratta di materia da sottovalutare, da far passare sottobanco come una cosa semplice, banale ed inutile, sulla scia di un jackpot da 100 milioni di euro e del fatto che tutti gli italiani giocano in questo momento. Facciamo in modo, per attuare una riforma, di rispettare prima di tutto la legge perché riformare una legge non vuol dire andare a violarne altre. Occorre attuare una vera riforma in materia di giochi che possa garantire i cittadini, lo Stato, le forze dell’ordine e sostanzialmente l’interesse pubblico. Ci rifiutiamo, ovviamente, di votare a favore di un provvedimento che, al contrario, ha come obiettivo quello di garantire esclusivamente interessi privati, facendoli passare per pubblici (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Carella. Ne ha facoltà.

RENZO CARELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo è preliminare una considerazione di metodo: il Governo aveva approvato un decreto-legge con il quale si prorogava una concessione alla Sisal dal 30 settembre al 30 giugno prossimo venturo per la gestione del Superenalotto ed il Presidente della Repubblica aveva firmato questo decreto-legge.
Nel corso dell’esame in Commissione, all’ultimo momento, il Governo ha presentato emendamenti che hanno stravolto il testo iniziale: non più solo una proroga, ma un intervento pesante in materia di giochi.
L’uso della decretazione d’urgenza in questa legislatura e con questo Governo è diventata ormai una prassi, nonostante i richiami del Capo dello Stato e nonostante gli impegni, in ogni circostanza, a ricorrervi solo in materie e momenti straordinari ed effettivamente urgenti. Anche in materia di giochi si ricorre al decreto-legge, si stravolge la normativa e magari, come diceva il collega Messina, il Governo arriverà porre la questione di fiducia anche su questo decreto-legge.
Credo che occorra fare una riflessione: noi diamo la nostra disponibilità, ma da parte del Governo devono arrivare segnali importanti. Ho apprezzato anche la signorilità del presidente Conte, che è partito dall’osservazione delle necessità dell’adeguamento alle prescrizioni europee (ne parleranno altri colleghi), ma si parte da qui per stravolgere una normativa, come dirò in seguito, anche recente.
Prima di addentrarmi nelle motivazioni che lasciano il gruppo Partito Democratico molto perplesso sul metodo e sul merito degli emendamenti presentati dal Governo, vorrei fare una considerazione di carattere personale.
Oggi il Superenalotto ha superato ormai i 100 milioni di euro di premio. In piena crisi economica, occupazionale, in condizioni di povertà per milioni di famiglie si sta vivendo una speranza collettiva (e certamente l’erario se ne avvantaggerà): non so se questa corsa verso l’alto del premio sia moralmente sostenibile.
Se potessi, se fosse legalmente possibile, dividerei il premio in frazioni di 100 mila euro, in modo da premiare qualche migliaia di famiglie anziché fare impazzire qualche persona o poche persone.
Svolta questa considerazione, noi, come gruppo Partito Democratico, abbiamo apprezzato le prime dichiarazioni pubbliche del sottosegretario Alberto Giorgetti in materia di giochi, soprattutto quando egli ha affermato che la priorità per il Governo, nella prima fase della legislatura, andava individuata in una equilibrata manutenzione del quadro normativo vigente.
Non si può, infatti, dimenticare che gli interventi normativi che hanno permesso di fare emergere e di disciplinare l’importante realtà del gioco pubblico nel nostro Paese sono tutti piuttosto recenti: dalla legge finanziaria del 2003 che diede il via all’implementazione della più grande rete telematica al mondo per la gestione degli apparecchi di trattenimento, al cosiddetto decreto Bersani del 2006 che ha dato impulso decisivo all’apertura ed alla liberalizzazione del mercato italiano dei giochi ed europeo, aprendo la strada ad importanti soggetti internazionali.
Quest’anno la parte del leone dal punto di vista della novità è toccata alla normativa che disciplina la pratica degli skill games online, ma non vanno neppure trascurati i ripetuti interventi in sede di legge finanziaria che si sono succeduti nel corso degli anni toccando, ora l’uno, ora l’altro aspetto della normativa riguardante il settore.
L’ultimo intervento si è avuto nell’ambito della legge finanziaria per il 2008 ed ha introdotto modifiche all’articolo 110 del testo unico della legge di pubblica sicurezza (lo stesso che è oggetto del preoccupante articolo 1-quater del presente decreto-legge) allo scopo di meglio definire le caratteristiche degli apparecchi da intrattenimento previsti dal comma 6 e dal citato articolo e di evitare ambiguità, incertezze che, nel recente passato, hanno determinato l’intervento della magistratura di Venezia con il sequestro di circa la metà del parco macchine installato e la sua sostituzione con apparecchi confacenti alle norme.
Ho fatto questa premessa per ricordare che ci muoviamo su un terreno assai delicato e complesso, nel quale l’azione legislativa si è intersecata troppo spesso in modo rapsodico ed eterogeneo. Proprio per questo ci sembravano sensate le parole del sottosegretario Alberto Giorgetti. Vi è effettivamente bisogno di un’equilibrata manutenzione della normativa, per renderla più coerente e trasparente. Solo in un secondo momento e in un’ottica di legislatura sarà opportuno – anzi direi doveroso – intervenire su alcuni grandi questioni aperte che sono state poste all’attenzione delle istituzioni nel corso delle audizioni informali con tutti gli attori del settore condotta dalla Commissione finanze nel corso della quindicesima legislatura.
Tra l’altro, sarebbe interessante che il Governo chiarisse in via preliminare che cosa intende fare in merito all’Agenzia dei giochi prevista dalla legge finanziaria per il 2008, sopratutto in relazione ai tempi della sua costituzione, alla sua natura giuridica e alla mission che le dovrebbe essere affidata.
Infine, mentre ci troviamo nella fase iniziale della legislatura e all’indomani di un importante avvicendamento ai vertici dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sarebbe lecito aspettarsi una certa cautela nel maneggiare questioni tanto complesse e delicate, anche per la primaria importanza che rivestono nell’ambito delle entrate dello Stato. Purtroppo, va rilevato che il presente decreto-legge non utilizza questa prudenza e cautela, ma – soprattutto per quanto riguarda l’articolo 1-quater – entra per così dire «a gamba tesa» in un campo assai delicato come quello degli apparecchi da intrattenimento le cosiddette new slot che nel 2007 ha assicurato un gettito erariale di 2,5 miliardi di euro destinati verosimilmente ad aumentare a circa 3 miliardi a fine 2008.
Se quanto previsto dall’articolo 1-bis appare sostanzialmente in linea con la necessità di superare gli elementi di criticità che si registrano nel settore delle scommesse ippiche e sportive, razionalizzando la rete di raccolta delle scommesse e fornendo concrete prospettive di sviluppo agli operatori del comparto, attraverso la definizione di un quadro normativo certo appare tuttavia necessario chiarire quali siano i limiti di concentrazione per ogni concessionario, rispetto ai diritti acquisibili con la gara in oggetto.
I problemi però cominciano dall’articolo 1-ter, soprattutto laddove alla lettera b) del comma 7, il decreto-legge prevedePag. 23che l’accesso dei giocatori all’area operativa del sito web del concessionario avvenga esclusivamente anche mediante reindirizzamento automatico attraverso il portale di AAMS. Ci sembra questa una misura che rischia di essere inefficace nella pratica concreta e che può produrre un appesantimento nella operatività del portale stesso e di Sogei, suo partner tecnologico.
A tale proposito, presenteremo un emendamento volto a garantire il controllo dei flussi di ciò che senza il coinvolgimento diretto del portale, così come altri emendamenti si propongono di meglio precisare taluni aspetti non del tutto convincenti o lacunosi dell’articolo 1-ter. Allo stesso modo, segnaliamo l’opportunità di chiarire le modalità di commercializzazione delle scommesse nei punti collegati ai concessionari. L’articolo 1-quater prevede l’introduzione, sebbene solo per una fase di sperimentazione, di una nuova tipologia di giochi che nel settore sono denominati «video lotterie», disciplinate dalla lettera b) dell’articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, introdotta dalla legge finanziaria per il 2006.
Questa decisione del Governo può ben essere definita un fulmine a ciel sereno per un settore, quello delle new slot, che vede poco meno di trecentomila macchine installate in centomila pubblici esercizi, sia del tipo di cui al comma 6, sia di quello previsto in particolare dal comma 6, lettera a) del citato testo unico. Questi apparecchi sono monitorati di continuo in virtù del loro collegamento ad una rete telematica gestita in concessione da dieci società che hanno sopportato considerevoli sforzi organizzativi e rilevanti investimenti. È un ruolo essenziale svolto da circa cinquemila aziende di gestione che operano acquistando gli apparecchi e fornendo servizi alle imprese concessionarie.
Le imprese di gestione hanno sopportato investimenti per circa due miliardi di euro negli ultimi due anni per adempiere ad obblighi e a sostituzioni di prodotti imposti da modifiche di legge e hanno assicurato all’erario un rilevante gettito già ricordato.
In forza delle nuove scadenze previste da decreti ministeriali le imprese, dopo circa due anni di lavoro, gli enti di certificazione di prodotti, l’amministrazione finanziaria, i costruttori di apparecchi e ogni altro soggetto facente parte della filiera, hanno cominciato a sostituire un intero parco macchine (attualmente siamo a circa il 20 per cento) con rilevanti sforzi finanziari e organizzativi. Si stima che la necessità di reinvestire ammonti circa a 1 miliardo 500 mila euro in un anno.
Insomma, il settore sta operando investimenti su nuovi prodotti senza avere ammortizzato del tutto il valore dei precedenti beni strumentali e il fatto che l’articolo 1-quater richiami l’obiettivo di una progressiva sostituzione degli apparecchi di cui al comma 6, lettera a), ossia dei nuovi apparecchi che gli operatori stanno acquistando adesso, con le future videolotterie, induce negli stessi un fondato timore circa la totale inutilità degli attuali investimenti.
Ma c’è di più: stupisce che l’articolo 1-quater adduca tra le motivazioni la necessità di tutelare i giocatori dal momento che, quando si parla di videolotterie, ci si riferisce a macchine potenzialmente pericolose che possono essere classificate come veri e propri apparecchi per il gioco d’azzardo, non ammessi nella quasi totalità degli Stati del mondo. Non a caso la leggePag. 25che ha istituito questa tipologia di apparecchi ha previsto un iter autorizzatorio e di controllo al quale non si comprende perché si dovrebbe derogare, neanche nelle fasi di test.
Soprattutto l’articolato proposto dal Governo tende ad introdurre nella stessa formulazione della norma un principio, a nostro parere, pericoloso: ossia quello che questa tipologia di apparecchi siano il frutto del gioco pubblico in Italia e che siano il prodotto da preferire – si badi – senza una preventiva verifica del contenuto delle norme attuative e senza attendere i risultati del periodo di prova che si vuole autorizzare con riferimento a prodotti già noti, disciplinati, sicuri e diffusi come le new slot che, grazie alle limitazioni delle giocate (un euro a partita) e delle vincite (al massimo cento euro a partita), scongiurano il rischio del gioco d’azzardo.
Ed ancora, non a caso, la normativa vigente stabilisce la necessità inderogabile, soprattutto senza una previa verifica sul campo, di contenere numericamente la diffusione delle videolotterie e di permetterne l’installazione in aree ben definite e in locali dedicati. È sconcertante che sia previsto come obiettivo, anche solo programmatico, quello di una sostituzione di prodotti di gioco da intrattenimento con le videolotterie, giochi d’azzardo veri e propri, favorendone una diffusione generale presso pubblici esercizi in sostituzione di apparecchi molto meno aggressivi. Ciò ci spinge a chiedere al Governo di ripensare quanto si sta muovendo nel mercato del gioco in Italia con particolare riferimento al settore delle new slot.
La sola presentazione dell’articolo aggiuntivo ha già provocato l’arresto immediato degli investimenti nel settore, con pesanti ripercussioni negative sul processo di ricambio del parco macchine del gioco lecito e con il fondato rischio di aprire spazio a vie di penetrazione nel mercato al gioco illecito e alla malavita organizzata nei pubblici esercizi.
In conclusione, se le intenzioni dell’Esecutivo sono quelle annunciate nella parte iniziale dell’articolo citato – e cioè quelle di garantire la salvaguardia del giocatore -, non può esservi altra via se non la modifica della posizione assunta, secondo le modalità previste negli emendamenti da noi presentati all’articolo 1-quater, salvaguardando così un comparto che dà tanto allo Stato, in termini di occupazione e di gettito erariale (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento all’ordine del giorno, il decreto-legge che si chiede di convertire, può sembrare ai più un provvedimento che non suscita un clamore particolare. Esso, infatti, non occupa le prime pagine della stampa nazionale e può sembrare, insomma, un provvedimento minore. Eppure, esso interviene su una materia complessa ed estremamente importante in termini di valore economico.
Si tratta di un provvedimento che interviene su una materia che rappresenta ben il 2,8 per cento del PIL nazionale. Stiamo parlando di un settore – quello dei giochi – che, come affermava bene il collega Messina, che mi ha preceduto qualche minuto fa, vale 42,2 miliardi di euro di fatturato all’anno, quindi 2,8 punti percentuali del prodotto interno lordo nazionale, con un incremento, nel 2007 rispetto al 2006, del 20 per cento. È un settore, quindi, che vale tantissimo in termini di fatturato e che produce ingenti risorse anche per l’erario dello Stato: esso interessa 14 mila punti vendita – dove sono allocate 31 mila slot -, 337 sale Bingo e oltre 100 mila esercizi pubblici.
Si tratta di un settore di primaria importanza per il valore economico che esso produce. Ad esso, però, lo Stato dovrebbe guardare con un interesse che non deve essere solo quello che, in altri periodi, è stato definito dello Stato «biscazziere» (cioè, con un interesse dello Stato che guarda a questo settore per i proventi che ne derivano per l’erario), perché, anche a tale proposito, chi mi ha preceduto ha evidenziato i punti di particolare criticità – io dico di particolare pericolosità – che sono insiti nella discussione e nei ragionamenti su questo settore.
Parliamo di 42,2 miliardi di euro all’anno, ma un’indagine della Guardia di finanza, denominata black slot, ha evidenziato che, oltre al fatturato lecito, questo è un settore che produce un fatturato illecito assai consistente. Questa indagine della Guardia di finanza, da sola, ha accertato fatturati illeciti di circa 43 miliardi di euro.
Si tratta di un settore che fa dell’Italia il Paese che guida la classifica della spesa pro capite per il gioco legale. Siamo primi al mondo, quindi, per spesa pro capite per il gioco legale e secondi in valore assoluto soltanto agli Stati Uniti.
È un settore che, come dicevo, rappresenta profili di grande pericolosità, perché è a volte contiguo anche ai poteri criminali del Paese. L’indagine della Confesercenti, che qualcuno richiamava prima di me, evidenzia che, nel fatturato della mafia, probabilmente, circa 2,5 miliardi di euro provengono dalla raccolta dei giochi.
L’ex Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, il prefetto Lauro, ha più volte sottolineato come, negli ultimi anni, lo Stato abbia aumentato il numero dei giochi legali, senza rendersi conto che questi alimentano anche quelli illegali, spianando così la strada agli usurai e alle organizzazioni criminali.
Ebbene, noi riteniamo che una materia di questa complessità, che genera questi fatturati e che vale così tanto per l’erario, che ha implicazioni anche di ordine etico, avrebbe meritato un percorso di produzione legislativa diverso da quello che ci è stato proposto dal Governo.
Non avevamo eccepito alcunché sul testo originario del decreto-legge, perché questo nella sostanza riguardava una proroga della concessione per il gioco dell’Enalotto. Avevamo detto che avremmo avuto anche un atteggiamento di disponibilità, che avremmo voluto capire meglio le ragioni che inducevano a questa proroga, essendo stata già esperita una gara che assegnava sempre allo stesso concessionario il titolo per proseguire la gestione. Quindi, sul decreto-legge originariamente licenziato dal Consiglio dei ministri non avevamo eccepito alcunché. Abbiamo protestato poi perché a quel decreto-legge sono stati aggiunti degli articoli, che ne hanno snaturato, secondo noi, il contenuto.
Do atto al presidente della Commissione di aver dichiarato inammissibili alcune delle proposte emendative presentate dal Governo. Gli do atto anche di aver cercato una discussione quanto più approfondita possibile in Commissione, promuovendo anche una differente calendarizzazione del provvedimento in Aula, ma su una materia del genere non riteniamo si possa procedere pensando che la decretazione d’urgenza sia, come questo Governo ci ha abituato a pensare nelle scorse settimane, un metodo ordinario di produzione legislativa.
Sugli articoli aggiuntivi riteniamo ci sarebbe stata la necessità di procedere in maniera ordinaria, senza un decreto-legge. Invece, voi attraverso gli articoli aggiuntivi avete proposto norme che, in qualche modo, regolano il settore dei giochi. Noi abbiamo proposto degli emendamenti soppressivi di queste norme, proprio perché, per il metodo adottato, riteniamo che non si possa essere d’accordo con questo decreto-legge.Pag. 29Abbiamo, però, proposto anche degli emendamenti modificativi, ad esempio quelli riferiti all’articolo 1-bis, che riguarda le corse dei cavalli. Nella proposta del Governo c’è la previsione di destinare quota parte delle risorse rinvenienti dalle gare per le nuove concessioni, tra le altre cose, ai deficit dell’UNIRE e del CONI.
Noi abbiamo proposto che si preveda la destinazione di queste risorse non tanto ai disavanzi dell’UNIRE e del CONI, ma piuttosto alle forze dell’ordine e all’alimentazione del fondo del 5 per mille. Su questo vogliamo confrontarci, anche perché non è una previsione fuori luogo anche rispetto al contenuto del decreto-legge. Voglio ricordare che proprio all’articolo 1-ter, che riguarda la raccolta dei giochi on line, si prevede che le somme rinvenienti dall’applicazione dell’articolo stesso siano destinate ai cittadini meno abbienti, come era stato già deciso in occasione del decreto-legge n. 112 del 2008.
Abbiamo previsto, poi, altri emendamenti che vanno nella direzione di operare una reale liberalizzazione del settore, perché non ci pare giusto che le concessioni vengano affidate con criteri di privilegio a chi già le esercita. È previsto, ad esempio, negli articoli aggiuntivi che avete proposto in Commissione, che ci sia uno sconto del 25 per cento per quanti già svolgono la funzione di concessionari.
Noi riteniamo, invece, che la concorrenza debba essere la più ampia possibile, e quindi chiediamo che non ci sia questo sconto. Ci pare strano, poi, sotto il profilo della contabilità comunitaria, che si preveda, sempre all’articolo 1-ter che riguarda l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi, una concessione ex lege.
Voi dite di voler promuovere questo provvedimento perché assicura l’adempimento di regole comunitarie in materia di giochi; ci pare che, proprio sotto il profilo della garanzia della concorrenza, in più di una parte di questo decreto-legge ci siano norme che meriterebbero di essere abrogate.
Proprio per una questione di metodo, proprio perché, con l’espediente del decreto-legge, ci invitate ad approvare in fretta – spero non attraverso la fiducia, come ha detto qualche mio collega prima di me – una norma organica del settore, proprio per questo esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.
Avremmo voluto, invece, che la discussione su questo provvedimento potesse rappresentare anche l’occasione per aprire un dibattito sul rapporto che lo Stato deve avere con il gioco pubblico, su come evitare che sia proprio lo Stato, come a volte avviene, ad indurre al gioco d’azzardo e su come arginare il pericolo di collusioni tra il sistema dei giochi legali e quello dei giochi illegali.
Purtroppo, crediamo che questo ci sia poco consentito, perché, ancora una volta, il Governo decide di utilizzare il Parlamento, imponendogli delle scelte già assunte altrove, quasi come se il Parlamento potesse essere il luogo dove si ratificano, e in fretta, decisioni già adottate (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Savino. Ne ha facoltà.

ELVIRA SAVINO. Signor Presidente, il decreto-legge in discussione, come ha già illustrato nel dettaglio poco fa il presidente Conte, nasce dalla necessità di prorogare il termine di scadenza della concessione attribuita alla SISAL Spa per la gestione dei giochi numerici a totalizzatore nazionale, e fra questi l’Enalotto e il Super-Enalotto. Si tratta di un termine che, altrimenti, come noto, sarebbe scaduto il 30 settembre scorso. Tale proroga comporta il mantenimento in essere dell’attuale concessione alle condizioni vigenti al 26 settembre 2008 fino alla piena operatività della nuova concessione, e comunque non oltre il 1o luglio 2009.
Invece, i correttivi che il Governo ha proposto a questo decreto-legge di proroga della vecchia gestione, che rappresentano, nella sostanza, il cuore del provvedimento, erano già previsti, ma non si era ancora giunti a una loro completa definizione. Tutti e tre gli articoli aggiuntivi approvati in Commissione affrontano e in parte riformano, in maniera organica e positiva, il settore dei giochi.
È importante prima di tutto sottolineare come il contenzioso insorto a livello europeo, sia sui temi del gioco telematico sia su quelli delle scommesse raccolte dalla rete delle cosiddette agenzie ippiche storiche, nonché le difficoltà evidenziatesi anche in ambito nazionale, rendano urgente adottare interventi di manutenzione della normativa vigente in questa materia, al fine di avviare la definitiva apertura dei mercati, che è auspicabile, di assicurare regole certe ed efficaci agli operatori del settore e ai consumatori, e di garantire, in primo luogo, gli interessi dell’erario.
Rappresenterebbe, peraltro, un grande risultato, in qualità di Paese membro dell’Unione europea, poter essere il primo ad aver delineato un modello di mercato la cui approvazione a livello europeo non solo porti tempestivamente la Commissione verso l’archiviazione delle procedure di infrazione contro l’Italia in materia di giochi, ma che addirittura individui il nostro come un modello che faccia da esempio per altri Paesi, che vanno verso la liberalizzazione dietro la pressione della Commissione stessa.
Prova di ciò sono anche le visite ufficiali di numerose delegazioni di Paesi esteri, i cui regolatori vengono in Italia sovente a studiarne il modello.
Le innovazioni introdotte dal Governo nel decreto-legge perfezionano alcuni aspetti a carattere tecnologico, che rappresentano tra l’altro un ulteriore punto di forza senza eguali nel panorama internazionale per gli aspetti legati alla sicurezza e alla tutela del consumatore. In tal senso, il lavoro svolto dal Governo e dall’Amministrazione dei Monopoli è sicuramente di grande qualità. L’unico aspetto che forse sembra da approfondire meglio è quello relativo all’introduzione del portale unico del gioco on line, le ricadute della cui istituzione probabilmente vanno approfondite con maggiore attenzione. Da una parte, infatti, la strumentazione tecnologica risulta già migliorata dalle disposizioni degli articoli introdotti; dall’altra, vi sono forse due considerazioni da fare: la prima è che il portale potrebbe rappresentare per i consumatori un ostacolo all’accesso, per il quale operatori illegali potrebbero beneficiare della maggiore immediatezza di utilizzo; l’altra considerazione è che, oltre a richiedere ingenti investimenti all’industria e allo Stato, il portare unico renderebbe oggettivamente meno libero un mercato caratterizzato da una competizione serrata sul livello del servizio informatico. Piuttosto, sulla base di tutte le considerazioni svolte, diventa indifferibile – questa è una priorità – rendere l’offerta italiana competitiva con quella disponibile sullo scenario internazionale: in tal senso è auspicabile un tempestivo allargamento del portafoglio dei giochi on line, al fine di disegnare un mercato completo, sicuro per i consumatori e comunque anche profittevole per l’erario.
Passiamo quindi agli articoli. Per quanto riguarda l’articolo 1-bis, che reca norme in materia di scommesse, esso, con l’auspicio di unificare le scommesse ippiche e sportive, intende superare gli elementi di criticità che si registrano appunto nel settore delle scommesse ippiche e sportive, razionalizzando ed allargando la rete di raccolta e fornendo concrete prospettive di sviluppo agli operatori del comparto, attraverso la definizione di un quadro normativo certo. Tale definitivo assetto del mercato porrà anche le basi affinché quegli operatori esteri che spesso operano illegalmente in Italia con la scusante presunta di un mercato chiuso e inaccessibile, escano dalle ambiguità e si decidano una volta per tutte a misurarsi con il nostro mercato alle stesse condizioni con le quali operano tutti i soggetti concessionari.
L’articolo 1-quater interviene sulla disciplina relativa agli apparecchi da intrattenimento, al fine di consentire l’avvio di una fase comunque sperimentale sull’operatività degli apparecchi da gioco elettronici. Anche in questo caso l’intervento normativo si rende necessario per superare le incertezze che hanno interessato tale settore, sempre al fine di contrastare l’ampio fenomeno del gioco illegale e di assicurare protezione ai soggetti più deboli. Sul tema, appare peraltro già chiarito dal Governo il problema sollevato da più parti e riferito alla possibilità di sperimentare gli apparecchi di nuova generazione, piuttosto che all’obbligatorietà della sostituzione delle macchine; quindi, nella prima fase, la sostituzione, che pure andrà realizzata, avverrà nei tempi previsti dalla normativa vigente.
Risulta infine importante, ed è questo sicuramente l’auspicio, che siano introdotti ulteriori provvedimenti normativi, da portare avanti con altri disegni di legge, che siano finalizzati in maniera preponderante all’allargamento e alla razionalizzazione di tutto il portafoglio dei giochi, forse anche soprattutto fisici, che consentendo una sempre più vasta gamma di scelte al consumatore qualifichino l’offerta del gioco pubblico legale come la più conveniente, a garanzia di sicurezza per i cittadini e per il gettito dell’erario (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Touadi. Ne ha facoltà.

JEAN LEONARD TOUADI. Signor Presidente, la materia in esame in questo provvedimento riveste una grande importanza sotto molteplici profili, come abbiamo visto, in primo luogo per la grande rilevanza sociale della materia, che interessa milioni e milioni dei nostri concittadini, che affidano al gioco le sorti finanziarie proprie e dei loro cari e la speranza di una vincita fortunata, come si sta verificando in questi giorni. Si tratta di una materia che coinvolge anche, oltre ai cittadini, numerosi esercizi commerciali, diventati nel tempo punto di riferimento dei rispettivi quartieri di ubicazione e delle loro città, grandi e piccole. Esiste, quindi, un interesse pubblico ad assicurare la continuazione della gestione del gioco Enalotto.
Il secondo profilo (forse ancora più importante) riguarda le entrate erariali provenienti dal gioco che tra lotto, lotteria e altre attività di gioco sono state quantificate complessivamente in circa 11 milioni di euro per l’anno prossimo. Sono somme già contabilizzate, che a questo punto sarebbero difficili da recuperare senza la conversione in legge del presente decreto.
Desidero innanzitutto sottolineare il senso di responsabilità del nostro gruppo nell’assicurare, nel mutamento di maggioranza di Governo, il principio fondamentale della continuità dell’azione dello Stato e degli impegni assunti, soprattutto in ambito europeo. Con il profilo erariale, unito all’interesse pubblico, il Governo ha giustificato il carattere di necessità ed urgenza, come si evince dalla relazione al disegno di legge, che vado a citare: considerata l’imminente scadenza dell’attuale termine della concessione Enalotto (30 settembre 2008), al fine di tutelare gli interessi pubblici legati alla continuazione della gestione del gioco Enalotto si rende necessaria l’adozione di una ulteriore proroga, a mezzo di provvedimento avente forza di legge, affinché non venga meno per il concessionario il titolo abilitativo all’esercizio della raccolta con danni irrecuperabili in termini di mancate entrate erariali e di perdita di avviamento del gioco stesso. Questa è la motivazione, e ad essa avremmo voluto che il Governo e la maggioranza si attenessero, senza introdurre, come hanno fatto con gli emendamenti, in una materia strettamente attinente ad adempimenti comunitari, misure che, invece, riguardano complessivamente una materia che andava esaminata in altre sedi, con una discussione ad ampio respiro. Ma siamo stati abituati da questo Governo alla decretazione d’urgenza, nonostante gli appelli accorati del Capo dello Stato e dell’opposizione, laddove la necessità e l’urgenza non sempre sono presenti negli emendamenti, come nel caso in esame, in cui sono state presentate due proposte emendative rispetto al provvedimento.
Vorrei approfittare di questa riflessione per una digressione che esce dal tema che stiamo trattando, ma che attiene al nostro stare in Europa. Il relatore ha aperto la sua relazione parlando di necessità per l’Italia di difendere gli interessi nazionali. È una constatazione ovvia, alla quale tutti noi dovremmo attenerci, in un gioco comunitario che resta tuttora un gioco – soprattutto intergovernativo – che non ha ancora visto la Commissione svolgere quella funzione di Governo politico che tutti noi aspettiamo. È quasi evidente, quindi, che ciascuna nazione debba giocare per la difesa dei propri interessi.
Detto questo, però, vorrei ricordare all’onorevole Conte, che faceva questo rilievo, che, ferma restando la difesa dell’interesse nazionale, in Europa ci si sta con il bon ton istituzionale che spetta ad un Paese fondatore dell’Unione europea come il nostro; in Europa ci si sta senza forzature procedurali, ci si sta accettando la possibilità fisiologica del dissenso altrui – dissenso nei confronti del quale questo Governo sta dimostrando sempre più insofferenza – e ci si sta esponendosi al processo negoziale che è fisiologico tra i Paesi dell’Unione europea alla ricerca di quel compromesso. Sono tutti argomenti che desidero ricordare, perché esistono provvedimenti in corso che ci mettono in difficoltà in Europa; ne ricordo solo due, di grande rilevanza per il nostro Paese. Mi riferisco, in primo luogo, al prestito ponte, che da notizie che giungono da Bruxelles starebbe incontrando difficoltà, quelle stesse che avevamo previsto in merito all’illiceità del prestito stesso, che molto probabilmente l’Unione europea chiederà alla società CAI di restituire.
Ricordo, inoltre, la questione clima ed energia che, in questi giorni, ha tenuto banco in Europa. In Europa, quindi, ci si sta a difendere gli interessi del nostro Paese, ma ci si sta secondo un bon ton istituzionale, accettando le regole procedurali e la fisiologica possibilità di dissenso che è contemplata in democrazia.
Tornando al provvedimento in esame, esso contiene un altro aspetto interessante sotto il profilo della nostra appartenenza all’Unione europea, segnatamente le norme in materia di evidenza pubblica nelle gare di appalto, le norme che riguardano la libera concorrenza e le posizioni di monopolio. Si tratta di norme recepite anche dalla nostra legislazione e dalle autorità garanti della libera concorrenza. In effetti, è stato proprio un intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato del 25 gennaio 2005 a segnalare, dopo l’ennesima proroga a favore della Sisal Spa, che «l’affidamento in concessione del gioco del Super-Enalotto, senza il ricorso ad una procedura di evidenza pubblica, pregiudica gravemente l’esplicarsi della concorrenza nel mercato dei giochi e delle scommesse». Parlavo dell’ambito europeo, perché la nostra vita pubblica e normativa si svolge, ormai, dentro il più largo contesto europeo, più largo ma anche più severo nel rispetto scrupoloso delle regole, delle procedure e delle direttive delle norme europee.
Sul ricorso, quindi, della Stanley International Betting Limited, una delle società maggiori, a livello internazionale, di giochi e scommesse, il Consiglio di Stato italiano, con decisione del 5 dicembre 2007, ha annullato la proroga per ulteriori cinque anni della gestione dell’Enalotto in favore della Sisal Spa, ritenendo illegittima la proroga dell’affidamento del servizio perché adottata in contrasto con le normative comunitarie. È interessante analizzare, anche per altri casi di questo genere che dovremo trattare, le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato: «le amministrazioni appellate hanno giustificato la contestata proroga osservando che l’aggio praticato alla Sisal è tra i più bassi a livello europeo; i possibili candidati all’eventuale gara per la gestione del Superenalotto sarebbero stati in numero estremamente ridotto e comunque non avrebbero potuto offrire le medesime condizioni offerte dalla Sisal; l’interesse pubblico consiste nella esigenza di salvaguardare il gettito erariale; il principio di proporzionalità sarebbe stato rispettato in ordine alle misure praticate; il principio della trasparenza è stato osservato in quanto della proroga è stata data pubblicità adeguata; nel nostro ordinamento, la riserva statale in materia di giochi e scommesse giustificherebbe la disapplicazione delle regole comunitarie relative alle libertà. La controinteressata Sisal osserva e deduce che l’attività sarebbe legittima in quanto le attività relative ai giochi e alle scommesse, nell’ordinamento italiano, si inscriverebbero nel regime della riserva esclusiva originaria a favore dello Stato. Si contesta la esistenza della condizioni dell’azione in capo all’appellante». La sezione del Consiglio di Stato, invece, «è dell’avviso che le deduzioni svolte dalle amministrazioni pubbliche appellate, secondo quanto appresso precisato, contrastano con i principi cardine del nostro ordinamento, tanto da non poter essere accettate». Ciò – prosegue il Consiglio di Stato – a prescindere dal rilievo della procedura di infrazione, ai sensi dell’articolo 226, comma 1, del Trattato della Comunità europea, che pure dovrebbe avere per la natura e gli effetti che le procedure di infrazione assumono nell’ordinamento comunitario, attesa la funzione di guardiano del diritto comunitario assunta dalla Commissione. È interessante, a mio avviso, per il Governo, e anche per la Commissione, analizzare le motivazioni del Consiglio di Stato alla sua sentenza, perché il quadro della competizione economica è sempre più europeo con norme sempre più restrittive, che noi possiamo criticare in ambito europeo, ma che quando sono vigenti, siamo tenuti a rispettare.
Questa è anche una condizione per rendere il nostro contesto nazionale appetibile per gli investimenti diretti esteri. Se le norme sono trasparenti, se le procedure sono chiare e se la libera concorrenza è assicurata, allora anche il nostro Paese diventa appetibile e punto di attrazione per gli investimenti esteri. Quindi, occorre stare in Europa, senza forzature: oscillare ciclicamente tra l’euroscetticismo e l’euroentusiasmo non aiuta il nostro Paese a diventare un partner forte, credibile e in grado di essere un punto di attrazione per gli investimenti di cui la nostra economia ha bisogno.
Per quanto riguarda la procedura, di fronte a questi importanti rilievi giuridici e normativi della ricorrente europea, la Stanley International Betting Limited, accolti dalla sentenza del Consiglio di Stato, il nostro Paese ha provveduto con l’indizione del bando del 29 giugno 2007, con il quale l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha messo in gara la procedura di selezione per l’affidamento in concessione per nove anni dell’esercizio dello sviluppo dei giochi numerici a totalizzatore nazionale. A tale gara hanno partecipato SISAL, Lottomatica e Snai. Con decreto del 31 marzo 2008 del direttore dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato è stata disposta l’aggiudicazione definitiva della gara in favore della SISAL Spa. Si tratta quindi di una procedura che finalmente ha messo il nostro Paese a norma con le leggi e le norme europee, e che ci eviterà l’ennesima infrazione (tra l’altro, stiamo accumulando infrazioni e stiamo rischiando di accumularne altre, con grave danno per l’economia e per le società coinvolte).
Restano tuttavia necessari – al riguardo invito il Governo a compiere un ulteriore sforzo – un approfondimento e un’accelerazione rispetto alle motivazioni della proroga concessa dal provvedimento in esame, vista l’aggiudicazione di una nuova concessione non ad un’altra società ma alla medesima, non ancora – dice il Governo – nella pienezza delle sue attribuzioni. Vi è in ballo, in questa ulteriore proroga, il principio di libera concorrenza comunitaria, e secondo me dobbiamo prestare attenzione a questo aspetto: visto che abbiamo fatto nove, facciamo dieci, rendendo finalmente tutta questa procedura adeguata alle norme europee.
L’invito è quello quindi di non esporre il nostro Paese ad un’altra infrazione comunitaria o a un altro ricorso di un soggetto europeo o nazionale. Fare presto e fare bene in ambito europeo significa rispettare – come dicevo – il bon ton istituzionale che si addice ad un Paese fondatore dell’Unione europea e motore del suo sviluppo, ma per esserlo l’Italia deve essere dentro l’Europa nella legalità, rispettando ovviamente il principio di sussidiarietà, nell’interesse di tutti, dell’Italia e dell’Europa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l’onorevole Comaroli. Ne ha facoltà.

SILVANA ANDREINA COMAROLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame originariamente era costituito da un unico articolo, con il quale il Governo affidava la gestione dell’Enalotto e del suo gioco opzionale all’attuale concessionario SISAL Spa alle condizioni vigenti al 26 settembre 2008, data di entrata in vigore del decreto, fino alla piena operatività della nuova concessione e comunque non oltre il 1o luglio 2009.
Su ricorso della Stanley International Betting Limited il Consiglio di Stato, con decisione del 5 dicembre 2006, aveva annullato la proroga per ulteriori cinque anni della gestione dell’Enalotto operata in favore della SISAL Spa, ritenendo illegittima la proroga dell’affidamento del servizio perché adottata in violazione delle norme in materia di evidenza pubblica. Pertanto, la legge finanziaria 2007 aveva prorogato l’affidamento del servizio alla SISAL fino al 30 giugno 2007 per garantire la continuità del servizio nell’attesa di effettuare la gara per l’assegnazione della gestione del gioco.
Successivamente vi sono state altre due proroghe: la prima, fino al 31 dicembre 2007, con decreto del direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; la seconda, fino al 30 settembre 2008, con il decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159. Effettuata la gara, con decreto del 31 marzo 2008 del direttore per i giochi dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, è stata disposta l’aggiudicazione definitiva della gara in favore della Sisal Spa. Dal momento che il concessionario non è ancora nella pienezza delle sue attribuzioni, si è resa dunque necessaria l’ulteriore proroga al 10 luglio 2009 al fine di tutelare gli interessi pubblici legati alla continuazione del gioco stesso e di evitare, dunque, danni irrecuperabili in termini di mancate entrate erariali e di perdita di avviamento del gioco stesso.
Durante la trattazione in Commissione, il Governo ha poi inserito tre articoli che vanno ad intervenire in modo pesante nel settore dei giochi.
L’articolo 1-bis avvia la procedura selettiva per la concessione fino alla data del 30 giugno 2016, del diritto di esercizio e raccolta in rete fisica contestualmente di giochi su base ippica e sportiva, fino ad un massimo di 3 mila soggetti.
Le concessioni saranno aggiudicate sino al loro esaurimento alle offerte che risultino economicamente più elevate rispetto ad una base pari a 85 mila euro. Le maggiori entrate derivanti dalle concessioni, rispetto agli importi fissati a base d’asta, alimenteranno un fondo destinato all’incremento del montepremi e delle provvidenze per l’allevamento dei cavalli ovvero, in seconda battuta, alle esigenze finanziarie del Comitato olimpico nazionale italiano e dell’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine.
Rileviamo l’importanza dell’aumento delle provvidenze per l’allevamento di cavalli, in quanto questo settore è in crisi, ma è anche un settore di tradizionale importanza e prestigio per il nostro Paese: si pensi alla nostra economia, alla funzione sociale svolta con successo dai numerosi centri di ippoterapia e alle attività agonistiche che ci hanno dato lustro, anche se un ulteriore sforzo in questa direzione sarebbe auspicabile.
L’articolo 1-ter disciplina l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi, in particolare delle scommesse a quota fissa e a totalizzatore, su eventi, anche simulati, sportivi, inclusi quelli relativi alle corse dei cavalli, nonché su altri eventi: i concorsi a pronostici sportivi e ittici, i giochi di ippica nazionale, i giochi di abilità, le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra i giocatori, il bingo, i giochi numerici a totalizzatore nazionale e le lotterie ad estrazione istantanea e differita.
L’importanza di tale articolo è data dal fatto che regolamenta in modo dettagliato, l’esercizio e la raccolta a distanza dei sopraccitati giochi al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare illegale, l’evasione e l’elusione fiscale nel settore del gioco, nonché ad assicurare la tutela dei giocatori stessi.
Pertanto, vengono fissati requisiti e condizioni per il rilascio delle concessione quali, in modo particolare: il possesso da parte del presidente, degli amministratori e dei procuratori, dei requisiti di onorabilità e professionalità; la costituzione in forma giuridica di società di capitali, con sede legale in uno degli Stati dell’Unione europea; la residenza delle infrastrutture tecnologiche, hardware e software, dedicate alle attività oggetto di concessione in uno degli Stati dell’Unione europea; la sottoscrizione, anteriormente all’operatività della concessione, di atto d’obbligo all’effettuazione del collegamento permanente al portale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, necessario ad assicurare il monitoraggio dell’accesso dei consumatori alla fruizione dei giochi offerti dal concessionario, nonché delle eventuali anomalie di gioco.
Vi è poi l’obbligo di versamento all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato di un corrispettivo una tantum per la durata della concessione e a titolo di contributo alle spese per la gestione tecnica e amministrativa dell’attività di monitoraggio e di controllo, pari ad euro 300 mila, oltre all’imposta sul valore aggiunto.
La sottoscrizione della domanda di concessione implica l’assunzione, da parte del soggetto richiedente, di una seria di obblighi al fine della trasparenza e, soprattutto, a tutela del giocatore, ovvero: dimostrazione, su richiesta dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, della persistenza dei requisiti e delle condizioni certificate all’atto della richiesta; accesso dei giocatori all’area operativa del sito web del concessionario dedicata all’offerta dei giochi, esclusivamente attraverso il portale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; esclusione dei consumatori italiani dall’offerta dei giochi, attraverso siti diversi da quello dedicato, ancorché gestiti dallo stesso concessionario; promozione di comportamenti responsabili di gioco e vigilanza sulla loro adozione da parte dei giocatori ovvero la messa a disposizione di strumenti o accorgimenti per l’autolimitazione ovvero per l’autoesclusione dal gioco, nonché di misure a tutela del consumatore previste dal codice del consumo; l’esclusione dell’accesso al gioco da parte dei minori – cosa importantissima – nonché l’esposizione del relativo divieto in modo visibile nel sito dedicato ovvero negli ambienti virtuali di gioco gestiti dal concessionario.
Vi è inoltre la trasmissione al portale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato delle informazioni anonime relative alle singole giocate, ai prelievi e ai versamenti effettuati sui singoli conti di gioco e ai relativi saldi, nonché, utilizzando protocolli di comunicazione stabiliti con provvedimento dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ai movimenti, da identificare con apposita codifica, relativi ad attività di gioco effettuate dal giocatore mediante canali che non prevedono il transito per il portale; messa a disposizione, nei tempi e con le modalità indicati dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato all’atto della sua richiesta, di tutti i documenti e delle informazioni occorrenti per l’espletamento delle attività di vigilanza e controllo della medesima Amministrazione; consenso all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato per l’accesso di suoi dipendenti o incaricati, nei tempi e con le modalità indicati dalla stessa Amministrazione, alle sedi del concessionario a fini di controllo e di ispezione, nonché, ai medesimi fini, impegno di prestare massima assistenza e collaborazione a tali dipendenti o incaricati; utilizzo di conti correnti bancari o postali esclusivamente dedicati alla gestione delle somme depositate nei conti di gioco di titolarità dei giocatori.
Al fine di assicurare la più corretta e completa informazione ai giocatori, anche in tema di doveri dei concessionari, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato deve adottare la carta dei servizi.
Il provvedimento inoltre definisce le condizioni minime, nel rispetto delle quali i contratti di conto di gioco tra giocatore e concessionario devono essere stipulati, tra le quali ricordiamo l’accettazione da parte del concessionario della regolazione del contratto, secondo la legge dello Stato italiano e delle competenze del giudice italiano per le eventuali controversie, con esclusione di forme di risoluzione arbitrale delle controversie medesime; utilizzo del conto di gioco in osservanza delle disposizioni concernenti la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.
L’articolo 1-quater rimanda ad un decreto del Ministero dell’economia, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la definizione delle disposizioni per la sperimentazione della raccolta dei giochi tramite gli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del regio decreto n. 773 del 1931, quelli cioè che si attivano esclusivamente in presenza di un collegamento ad un sistema di elaborazione della rete telematica.
Pertanto, il provvedimento in esame, nel suo complesso, ci porta: a rispondere alle eccezioni avanzate dall’Unione europea; a tutelare gli interessi pubblici evitando mancate entrate erariali; a regolamentare un settore, quello del gioco, soggetto spesso ad essere fuori norma e ad uso di approfittatori, con il fine ultimo di tutelare il giocatore stesso; a garantire la sopravvivenza degli allevamenti dei cavalli; a dare supporto finanziario al Comitato olimpico nazionale italiano.
Inoltre, le maggiori entrate derivanti dall’attuazione della disposizione di cui all’articolo 1-ter confluiranno nel fondo speciale destinato al soddisfacimento delle esigenze dei cittadini meno abbienti (questo fattore è molto importante per noi), istituito già dall’articolo 81 del decreto-legge del 25 giugno 2008, n. 112.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Marchignoli. Ne ha facoltà.

MASSIMO MARCHIGNOLI. Signor Presidente, vogliamo affrontare un tale argomento guardandolo in faccia: siamo una forza che non teme di affrontare argomenti delicati, anche controversi e che turbano, in qualche modo, l’opinione pubblica. Riteniamo assolutamente necessario che questo settore sia governato, perché siamo consapevoli che gli interessi in campo sono moltissimi e che, a volte, in questa moltitudine di interessi, si inseriscono agenti ai quali non mancano spregiudicatezza ed intenzione non sempre coerenti con il principio della trasparenza e della legalità. Per questo motivo, consideriamo bene primario la tutela dei consumatori, che sono i soggetti deboli della cosiddetta filiera. Approcciamo, quindi, a questo tema scevri da pregiudizi negativi e, come si addice ad una grande forza nazionale, consapevoli che occorre governare un grande fenomeno, che esiste e che concorre alla produzione della ricchezza nazionale.
Signor Presidente, il Governo arriva, ancora una volta, in Aula per convertire un decreto-legge, l’ennesimo. Non possiamo non sottolineare un primo aspetto: l’uso oramai divenuto in modo preoccupante prassi – ricordo anche le preoccupazioni espresse dal Presidente della Repubblica Napolitano – della decretazione d’urgenza, l’uso dell’urgenza come ordinarietà, che ha raggiunto limiti che consideriamo aver sopraggiunto il livello di guardia. Ancora una volta, infatti, il Governo interviene per decreto-legge su una tematica assai delicata e complessa. Come sempre, il Governo parte da un punto limitato per poi estenderlo, con i vostri emendamenti, alla tematica generale e alla molteplicità degli aspetti che la interessano, di fatto intervenendo su tutta la tematica, mentre si era partiti con un articolo che doverosamente si faceva carico di non interrompere l’esercizio dell’Enalotto, dando, quindi, continuità.
Da un lato, sono in campo investimenti che molte imprese temono diventino inutili, dall’altro lato, sono da introdurre con saggezza importanti novità legate al campo delle videolotterie, mirando ad un’efficace e saggia integrazione di sistema tra questi due elementi. Ciò andrebbe fatto ascoltando i soggetti interessati e confrontandosi, poi, trasparentemente in Parlamento. A tale proposito, segnalo, invece, un deficit di iniziativa da parte del Governo, un deficit che il Partito Democratico è pronto a recuperare, se da parte vostra vi sarà tale volontà.
Vogliamo intervenire organicamente sulla materia e vorremmo farlo secondo due principi di fondo: il dialogo tra le istituzioni e la società, il confronto franco nelle Aule parlamentari e in sede di Commissione e l’autonomia della politica, da parte di tutti: autonomia della politica nei confronti dei poteri forti. Il valore dell’autonomia è essenziale nella qualità democratica e costituisce garanzia del perseguimento dell’interesse generale, che è compito ultimo di quest’Aula parlamentare.
Abbiamo di fronte come principio inderogabile – e chiediamo che sia, innanzitutto, il paradigma della nostra azione – il tema della trasparenza nella formulazione delle decisioni. Anche in questo caso, saremo inflessibili.
A queste condizioni, signor Presidente, il Partito Democratico è pronto a fare la sua parte come forza di Governo che oggi è all’opposizione, ma che intende portare avanti una linea che si fa carico dei problemi per risolverli, e a farlo secondo princìpi di fondo.
Siamo consapevoli che questo settore deve avere regole universali, che è un settore importante e che mobilita masse di denaro infinite; tale settore vede coinvolti centinaia di migliaia di cittadini, i quali spesso trovano, in questo campo, motivi di devianza e di difficoltà sociali, fino al punto, nel momento in cui le regole non siano chiare e garantite, di vedere messa in difficoltà la loro vita e quella delle loro famiglie.
Per questo motivo, riteniamo che occorra riaprire un ragionamento di fondo e riprendere la strada maestra del confronto di merito, a cui non ci sottraiamo. Abbiamo presentato emendamenti di diversa natura che porteremo avanti in quest’Aula, a condizione che da parte del Governo vi sia la medesima disponibilità a non precostituire strade fuori dal Parlamento e a trovare le strade più giuste nel confronto nelle Aule parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche del relatore e del Governo – A.C. 1707-A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, presidente della Commissione finanze, onorevole Conte.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Signor Presidente, colleghi, come si è visto questa mattina, vi sono ancora alcune questioni da chiarire: le posizioni dei gruppi e dei rappresentanti dei partiti che sono intervenuti questa mattina hanno affrontato diverse questioni.
Riferendomi alla questione sollevata dall’onorevole Messina e che poi è stata ripresa anche dalla collega Comaroli riguardo all’onorabilità dei concessionari e degli amministratori delle società concessionarie – questione che è stata ripresa poi da altri colleghi con riferimento alla vicenda ormai nota dell’indagine della procura della Corte dei conti sul mercato delle cosiddette macchine da intrattenimento – bisognerà aspettare l’esito dell’indagine.
Infatti, non ci troviamo di fronte a condanne, ma di fronte ad una valutazione che è stata fatta dalla Guardia di finanza e dalla procura della Corte dei conti, e che ha visto interventi anche presso il TAR, che in parte ha dato ragione a ai concessionari. Ebbene, a tal riguardo, dovremo aspettare le vicende giudiziarie, ma da qui a dire che un’indagine corrisponda ad una condanna e che, quindi, quelli che sono oggetto di un’indagine debbano essere esclusi da un mercato, mi pare che non sia molto coerente con il sistema che dovrebbe vedere la più ampia partecipazione, una volta che vengano soddisfatti i requisiti di onorabilità.
Riprendendo il discorso della mia relazione, credo che proprio su questi aspetti si sia concentrata l’azione del Governo attraverso la presentazione dell’articolo aggiuntivo 1-ter: si è fatto un quadro generale all’interno del quale bisogna muoverci e dunque si affronta – come ha fatto laPag. 47collega Savino – la questione del portale unico. Guardate, colleghi, che qui si affronta un argomento molto difficile. Infatti, poiché l’Amministrazione dei monopoli dello Stato non ha le risorse né il personale per contrastare fino in fondo le attività illecite, noi stiamo cercando, attraverso il portale unico, di evitare l’instradamento verso i siti «.com», che portano le giocate verso Stati esteri e, quindi, fuori dal controllo dello Stato.
Naturalmente sappiamo bene che questa sarà sempre una lotta impari perché le dotazioni informatiche e i controlli dell’amministrazione dei monopoli mai potranno contrastare gli hacker e gli specializzati che, non appena si trovano di fronte ad una nuova norma, trovano immediatamente il sistema per bypassare i controlli. Tuttavia, questa è una lotta che va perseguita fino in fondo. Condivido pienamente l’intervento di Marchignoli, quando fa riferimento alla necessità di garantire i consumatori e di confrontarsi anche con il mercato. Quando mi sento dire, però, che la materia non è stata approfondita e che l’uso del decreto-legge è improprio, faccio presente che il collega Marchignoli e gli altri che sono intervenuti, i colleghi Occhiuto e Messina (magari non tutti costoro perché qualcuno è nuovo a queste Aule del Parlamento) sanno bene che, nella scorsa legislatura, fu avviata un’indagine conoscitiva molto approfondita. Furono sentite tutte le categorie e tutti rappresentanti del settore in oggetto. Non si riuscì a redigere un documento finale sull’indagine conoscitiva per il semplice fatto che cadde il Governo, le Camere furono sciolte e ci furono le elezioni. Alla ripresa dell’attività legislativa, in Commissione è stata presentata una risoluzione che è stata condivisa da tutti i gruppi politici. Anzi, fu richiesto a me di ritirare la risoluzione per integrarla e farne un documento unico a firma dell’intera Commissione. Quindi, gli argomenti sono stati approfonditi e lo saranno ancora durante l’esame del provvedimento in oggetto. Probabilmente dovremo apportare qualche ulteriore modifica.
Però, al collega Touadi, che non vedo qui presente in Aula, vorrei dire che noi possiamo certamente essere considerati dei federatori, ovvero un Paese disponibile ad essere sempre in prima linea per conservare il concetto dell’Europa unita. Dobbiamo però anche rappresentare con forza il nostro Paese in Europa. Non dobbiamo sottostare a giochini che portano ad avere considerazione per le nostre richieste in relazione a possibili scambi. Non bisogna cioè presentarsi in Europa con il cappello in mano ma difendere l’interesse nazionale. Guardate, con il provvedimento in esame, che doveva già partire con i quattro emendamenti presentati dal Governo ma che ha avuto necessità di essere affinato ulteriormente prima di essere presentato, non avanziamo – né come maggioranza né, credo, come Governo – la pretesa di risolvere tutti i problemi legati alla gestione di questo settore che garantisce oltre 40 miliardi di fatturato di entrate complessive allo Stato. Ci mettiamo però nelle condizioni di affrontare ed eventualmente accettare eventuali modifiche che si renderanno necessarie (alcune mi risulta che il Governo le stia maturando anche in relazione alle indicazioni della Commissione bilancio).
Però credeteci, come maggioranza continuiamo a sostenere che in questo campo non si debba mai parlare di autorizzazioni. Dobbiamo passare attraverso il regime concessorio e gestire fino in fondo le concessioni, per garantire al nostro Paese la trasparenza del gioco e la lotta al gioco illecito e all’evasione. È un’aspirazione ma, credo che – soprattutto con l’aiuto dei nostri colleghi nel progressivo esame che sarà fatto sugli emendamenti presentati e sulle indicazioni che ci ha dato la Commissione bilancio – riusciremo a dare nuovo impulso al settore, a garantire entrate maggiori per lo Stato e naturalmente a portare questo settore sempre più nell’area della legalità…
Infatti, tanta più legalità ci sarà in questo settore, tanto maggiore sarà la spinta, per quelli che stanno dalla parte del gioco lecito, a mettere da parte ed isolare quelli che continuano a gestire il gioco illecito e che l’hanno fatto fino ad oggi. Tutti i Governi che si sono succeduti hanno portato avanti questa battaglia per la legalità, per la trasparenza e per la garanzia complessiva del consumatore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

ALBERTO GIORGETTI, Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze. Signor Presidente ringrazio i colleghi, in particolar modo il relatore Conte, presidente della Commissione finanze, per la relazione ed il lavoro svolto finora proprio in Commissione, in piena collaborazione con il Governo. Ovviamente, il mio ringraziamento va anche a tutti colleghi che sono intervenuti e che hanno portato elementi di interesse a cui il Governo presterà attenzione nelle prossime ore per poter valutare meglio quelli che saranno gli eventuali interventi o i parziali miglioramenti di questo testo. Su quest’ultimo, come su tutte le iniziative in questa materia, ma più in generale su quelle legate a temi che riguardano le entrate, il bilancio dello Stato, la vita dei cittadini, credo sia giusto mantenere un approccio di estrema apertura per affrontare le questioni e possibilmente migliorarle.
Inizio con l’affrontare alcuni dei temi che sono stati introdotti in quest’Aula, anche da parte dell’opposizione, e che riguardano la critica all’impostazione data a questo decreto-legge quale provvedimento che arriva con una veste e poi ne assume un’altra completamente diversa.
La realtà è che tutti gli elementi che sono stati apportati, da parte del Governo, attraverso una serie di emendamenti presentati in Commissione e che hanno dato vita al testo attuale, rientrano in un’attività che ha caratteristiche di necessità e urgenza. Credo non sfugga ai colleghi come, alcuni temi (presenti anche all’interno delle riflessioni o comunque tra le righe delle considerazioni svolte in quest’Aula da parte di chi è intervenuto nella discussione sulle linee generali) siano connotati da necessità e urgenza e ritengo che la scelta, da noi adottata, di inserire in questo provvedimento alcune tematiche cui speriamo di riuscire a dare ulteriore miglioramento nei prossimi tempi e nei prossimi giorni, sia, tutto sommato, una scelta che abbia piena coerenza.
Partiamo dal primo punto: il testo base era sostanzialmente finalizzato ad una proroga, nei confronti del concessionario, della concessione per la gestione del Superenalotto, proroga di alcuni mesi che rispondeva ad un’esigenza determinata da una difficoltà, da parte dell’amministrazione, di rispettare i tempi per poter consegnare, a tutti gli effetti, le nuove condizioni a cui il concessionario vincitore della gara per la concessione del Superenalotto avrebbe dovuto attenersi.
Quindi, la necessità deriva dal fatto che, se non avessimo provveduto con questo decreto-legge e con questa proroga, il 30 settembre avremmo dovuto sospendere il funzionamento del gioco del Superenalotto. Non sfugge a nessuno (al di là delle considerazioni che rimando prettamente alla politica in quanto io vedo solo l’aspetto tecnico) che la sospensione del Superenalotto avrebbe provocato comunque ingenti perdite per le casse dello Stato. Mi permetto anche di dire che ci si inserisce in una fase particolare della vicenda del gioco del Superenalotto di questi giorni, ma, al di là di questo, a maggior ragione, possiamo dire con certezza che si sarebbe determinato un danno all’erario ed al gettito. Il decreto-legge però è stata un’occasione importante per riuscire a dare una risposta organica ad alcune questioni.
Si è parlato del rapporto con l’Europa: sembra quasi che negli interventi dei colleghi, in particolar modo dell’opposizione, il tema dell’Europa sia emerso sostanzialmente attorno a questo provvedimento, come se noi tutti non sapessimo, in particolar modo chi segue di più questo settore, che il tema delle possibili procedure di infrazione (e, quindi, delle questioni aperte e sollecitate dall’Europa in un settore che comunque risulta essere ancora oggi particolarmente riconosciuto proprio in sede internazionale come modello tutto sommato di valore e di interesse anche in questa congiuntura economica e sociale di carattere internazionale) è relativo alla gestione che vi è stata di questo settore fino ad oggi.
È chiaro che la scelta adottata dal Governo su questi emendamenti punta a fare un’operazione strategica: consegnare per la prima volta un’autorità politica che possa coerentemente discutere in sede europea delle scelte adottate dal Governo e del sistema che regola oggi il gioco lecito in Italia, delle caratteristiche con cui evolve in Europa e, quindi, di presidiare a livello europeo quelle caratteristiche che danno ovviamente maggiori garanzie. Nel momento in cui il gioco è lecito, infatti, vi sono maggiori garanzie in materia di sicurezza e difesa dei soggetti deboli per quanto riguarda l’uniformità del trattamento, sulle entrate e, quindi, gettito per l’erario.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 11,50)

ALBERTO GIORGETTI, Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze. Riteniamo che i nostri provvedimenti abbiano caratteristiche che possono soddisfare l’Europa su una serie di aspetti. Il primo è che sarà progressivamente possibile mandare a gara e consentire a tutti gli operatori di poter partecipare all’assegnazione delle concessioni. Ha fatto bene l’onorevole Conte a sottolineare questo aspetto. La scelta del Governo è di ribadire questa linea con concretezza: comunque il regime del gioco lecito sarà ancora, nei prossimi cinque anni, governato da una logica di concessione. Infatti, come sosteneva in precedenza l’onorevole Comaroli, riteniamo che questa logica dia delle garanzie all’utente, agli operatori, all’erario sull’esito complessivo di queste operazioni e, quindi, entrate a bilancio dello Stato.
Inoltre, rappresentano garanzie per i soggetti deboli, per i minori sul fatto che il gioco venga reso oggettivamente difficile – nel nostro caso vietato – e, quindi, anche difficile da raggiungere per soggetti che da questo punto di vista possano e debbano essere tutelati e messi nelle condizioni di avere una tutela reale da parte dello Stato. Quindi, la linea che ho più volte annunciato e che ribadisco in quest’Aula è: gioco consapevole e responsabile. Ciò significa concessione, ma anche un’architettura normativa che, senza pensare a stravolgimenti, così come è stato sottolineato da qualche collega in Aula, punta ad una significativa e importante manutenzione.
Il Governo intende, con questo provvedimento, mettersi nelle condizioni di fare una buona manutenzione. I temi trattati sono molti. Ne cito un paio. Il primo argomento è quello del gioco on line. Non sfuggirà nessuno che improvvisamente appare questo argomento alla nostra attenzione… ho già finito i tempi, signor Presidente? Lo riprenderò più avanti. Brevemente…

PRESIDENTE. Ci mancherebbe altro…

ALBERTO GIORGETTI, Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze. Credo che sia un provvedimento di interesse. Brevemente: il gioco on line non è retto da una normativa quadro di livello nazionale ed è evidente che oggi, se non governata e gestita, rappresenta un’insidia, che può diventare una grande opportunità, così come noi riteniamo, ma che deve essere messa in sicurezza con una cornice normativa degna di questo nome. Stupisce che chi ha criticato questa scelta non si sia reso conto che il gioco on line di fatto già esiste, ma non vi è una normativa adeguata.
L’altro aspetto è ovviamente quello del mondo dell’ippica: è sotto gli occhi di tutti una protesta significativa, per un settore in gravissima crisi e che, quindi, merita una valutazione specifica di carattere normativo.
L’ultima considerazione, e concludo, signor Presidente, è l’intervento sugli apparecchi da trattenimento. In questa sede colgo l’occasione per dire che il Governo non ha intenzione di destrutturare il sistema, ma di applicare una norma che già esiste, che può portare per il sistema elementi migliorativi di carattere tecnologico. Viceversa, ha intenzione ovviamente di avviare questa fase sperimentale, ben sapendo che l’obiettivo è quello di proseguire sulla strada già intrapresa sulla messa in sicurezza di questo settore, ma allo stesso tempo di avviare nuove fasi di sperimentazione, che alla fine della sperimentazione potrebbero portare ad avere ulteriori valutazioni per migliorare ulteriormente gli elementi di sicurezza.
Infine, una sola battuta: il Governo si presenta sostanzialmente con un approccio molto sereno su questo argomento, alla luce del sole viene a riferire all’Assemblea riportando con chiarezza le scelte che vanno nella direzione dei principi che ho prima indicato. È altrettanto vero che il tema di ciò che, a volte, sta attorno e ai margini del gioco lecito, ossia la presenza della criminalità organizzata, non deve spaventare. C’è evidentemente una risposta ferma da parte del Governo e credo che anche le scelte in materia di innovazione tecnologica compiute con riferimento al gioco on line e nella prospettiva di sperimentazione di alcune nuove tecnologie nel settore degli apparecchi da intrattenimento, secondo le norme vigenti, con criteri di trasparenza e con la valutazione delle Commissioni permanenti, lo dimostrino e forniscano anche una risposta a quelle attività importanti che quotidianamente la guardia di finanza e le forze di pubblica sicurezza svolgono – colgo l’occasione per rivolgere ringraziamenti per il loro operato – ma che dimostrano che all’interno delle norme e nella gestione attuale delle procedure avviate dall’amministrazione dei monopoli forse qualche «buco» c’è. Mi permetto solo di segnalarlo.
Quindi, dobbiamo cercare di migliorare nella difesa dei cittadini, dei consumatori e, ovviamente, anche dell’erario e delle risorse pubbliche.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.