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Il gioco in Italia visto dall’Euromat

By 13 Giugno 2007No Comments

 

Di seguito uno stralcio della relazione che il Presidente dell’Euromat ha presentato all’audizione alla Camera di mercoledì scorso, sulla situazione del gioco in Italia.

La regolamentazione del gioco in Italia

Il gioco si caratterizza in Italia per essere un monopolio di stato, rimanendo il ruolo degli operatori privati in quello di "concessionari" di un servizio, del qual è sempre titolare l’Amministrazione dello Stato.

Al momento di regolare tecnicamente e fiscalmente il gioco da divertimento si è adottata in Italia una visione "lotteristica", e non di gioco. Il gioco e le scommesse sono attività con motivazione diverse. Si scommette alla lotteria o gli sport per guadagnare denaro, non per intrattenersi; di contro invece, si gioca alle macchine per "continuare a giocare se si guadagna". Se si perde, il denaro speso è il prezzo pagato per l’emozione ed il divertimento; soltanto i giocatori irresponsabili non la vedono così e, in Italia, sembrerebbe che anche il legislatore non abbia capito chiaramente la diferenza fra il gioco e la lotteria.

Le differenze più importanti che separano all’Italia dal resto di paesi europei nella regolazione del gioco da divertimento con premio, sono:

1) Fiscalità applicata sulle quantità giocate e non sulle le entrate lorde dei gestori.

2) Regime di concessione che non riconosce il ruolo del gestore, che è il responsabile diretto della legalità del gioco davanti all’amministrazione nei restanti paesi.

3) Sistema di monitoraggio molto complesso che controlla solo la legalità e non l’illegalità.

4) Regime di concessione con esigenze e penalità esagerate che incentivano l’inadempimento in complicità involontaria col regolatore-controllore.

5) Legislazione e regolamentazione a colpi di" finanziaria" senza che esista una compilazione ragionevole della normativa.

Vediamo in primo luogo lo schema fiscale. L’Italia è l’unico paese dove si applica una percentuale d’imposta sulle quantità giocate, il drop, e non sulle entrate lorde del gestore, il win o GGR.

Questo sistema ha vari gravi inconvenienti:

a) Pregiudica il consumatore: il giocatore. Se l’operatore decidesse di adattare le sue macchine ad una percentuale di devoluzione premi superiore al minimo legale, incrementerebbe automaticamente la sua percentuale d’imposta sul GGR, per questa ragione non lo farà mai. Restituirà sempre il minimo legale malgrado il fatto che, probabilmente, restituendo di più si giocherebbe di più, migliorando la percezione di divertimento della macchina di gioco, perché lo stesso denaro darebbe più tempo di gioco.

b) Il controllo delle quantità giocate esige un sistema informatico online di una complessità e di un costo sproporzionato. Solo la Danimarca ha qualcosa di simile, benché la fiscalità sia più razionale, e si applichi sulla GGR totale dello stabilimento, e non sulle quantità giocate.

c) La curva di Laffer, allegato 3, dimostra che se la fiscalità supera determinati livelli, le entrate totali diminuiscono invece di aumentare e si fomenta la frode fiscale, in questo caso in forma di gioco illecito.

In secondo luogo, affermiamo che il regime di concessione non riconosce la figura del gestore, che è il responsabile diretto della legalità del gioco davanti all’amministrazione nei restanti paesi. Questo è un aspetto essenziale, perché l’operatore o gestore è quello che fa l’investimento economico più importante, l’acquisto delle macchine e la dotazione della struttura di servizio agli esercizi. Tuttavia, non ha diritti né doveri davanti all’amministrazione, che lo vede come un collaboratore o subappaltatore dei concessionari. È un caso di chiaro capovolgimento della piramide delle responsabilità, principalmente perché gli principali responsabili del fatto che continui ad esistere il gioco illecito sono i gestori, e non i concessionari.

Al terzo posto, il sistema di controllo fu definito in diverse fasi successive, con un grado di complessità eccessivo. Il legislatore concentrò tutto il peso del controllo sulla tecnologia, dimenticando che il controllo nel punto vendita era altrettanto, se non addirittura, più importante. Non serve a niente controllare la legalità se il sistema non evita l’illiceità.

Al quarto posto, la relazione contrattuale del Monopolio con i Concessionari si concretizzò in clausole che entrambi le parti non potevano adempiere, per mancanza di definizioni tecniche, benché fossero garantite con alcune fideiussioni e penalità assolutamente sproporzionate. Questo portò ad una fase di tolleranza necessaria che favorì maggiormente chi era apertamente in difetto rispetto a chi stava attuando i mezzi ed ottenendo i risultati che si avvicinavano molto agli obiettivi.

Per ultimo, la legislazione "a colpo di finanziaria" produce insicurezza giuridica ed un permanente senso di transitorietà che non attrae agli investitori seri e solidi.

Le nostre raccomandazioni per l’Italia

Queste sono le nostre raccomandazioni per migliorare la regolamentazione del gioco in Italia, favorendo il gioco lecito ed equilibrando gli ingressi delle distinte parti:

a) Applicare la fiscalità sull’entrata lorda dei gestori, e non sulle quantità giocate. La percentuale non deve essere superiore al 30 percento sul GGR (oggi è del 48 percento come minimo).

b) Riconoscere nella regolamentazione la figura dell’operatore o gestore, riconoscendolo quale responsabile diretto davanti all’Amministrazione della liceità del gioco nei punti vendita.

c) Eliminare la necessità di prove previe per le macchine di puro trattenimento. Una volta reso il gestore responsabile diretto della liceità del gioco, la prova previa diventerà non necessaria.

d) Dotare la regolamentazione del gioco in un codice specifico, fuori del TULPS.

In aggiunta a ciò si rende necessario intervenire sulla figura del concessionario riequilibrando, dal punto di vista economico e legale la funzione, dotandolo dei poteri e delle risorse adeguate.

Queste misure porterebbero il settore italiano del gioco e del divertimento ad un livello non solo equiparabile ma anche superiore a quello del restanti paesi europei dove non esiste il gioco illecito, livello che si ottiene soltanto quando tutti gli agenti che partecipano all’attività – giocatori, gestori, concessionari ed amministrazione pubblica – ottengono benefici equilibrati.

Roma, 13 giugno 2007

Eduardo Antoja

Presidente dell’Euromat