GIOCO, UN AFFARE NAZIONAL-LOCALE: INTERVISTA A ROBERTO REGGI (ANCI)
Il ruolo delle amministrazioni locali quando si parla di gioco d’azzardo diventa sicuramente centrale. Regioni, province e comuni sono sempre più interessate all’argomento, soprattutto per quanto attiene gli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro. Le iniziative sono differenti, con l’emanazione di regolamenti e ordinanze che, spesso, si scontrano con la legislazione nazionale in materia.
Regioni e Province: "Chi fa da sé non aspetta il governo"
Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e componente dell’ufficio di Presidenza dell’Anci ha risposto ad alcune domande sull’argomento per chiarire il ruolo dei comuni.
Il settore del gioco pubblico è certamente argomento frequentato anche dalle amministrazioni comunali. Ci sono state diverse ordinanze di sindaci per limitare ‘offerta di gioco. Cosa ne pensa? Dopo la sentenza n. 115 del 2011 della Corte Costituzionale è problematico il ricorso alle ordinanze sindacali ai sensi dell’art. 54 del Testo Unico Enti Locali per contrastare il fenomeno della ludopatia conseguente a gioco compulsivo. È tuttavia possibile intervenire sugli orari degli esercizi di gioco ai sensi del precedente art. 50, competenza sulla quale non pare abbia inciso la disposizione contenuta nell’art. 31 del
c.d. decreto salva-Italia. Il fenomeno della diffusione del gioco sta impattando pesantemente sui comuni laddove tale attività sta creando profondi disagi economici e sociali (diffusione delle ludopatie), oltreché situazioni di illegalità diffusa ma anche
problemi di carattere amministrativo.
Auspica che ai sindaci sia data maggiore autonomia nel regolamentare il settore del gioco?
La regolamentazione dei giochi e delle scommesse per evidenti ragioni di interesse pubblico generale, relative anche alla necessità di assicurare uniformità nella tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico non può che essere affidata all’Autorità statale competente (Aams). È tuttavia evidente che in considerazione delle specificità e delle situazioni locali e
dell’impatto che su di esse può avere la presenza delle attività di gioco, occorre riconoscere ai sindaci degli spazi di intervento che possano consentire di tutelare al meglio tali situazioni. Mi riferisco in particolare alla necessità di tutela dei luoghi scolastici, di culto etc.
Lo scontro tra regolamentazione nazionale e quella comunale è frequente quando si attuano iniziative per limitare il gioco. Come potrebbe essere superato a suo avviso?
Mi richiamo a quanto appena detto, e cioè proprio al fine di evitare situazioni di conflittualità sarebbe auspicabile definire meglio gli ambiti di intervento delle autorità locali in una materia così rilevante sotto vari profili, anche per la vita quotidiana delle municipalità.
Molti ippodromi sono comunali. Crede che si potrebbero sfruttare meglio queste strutture?
È un tema di grande attualità e rilevanza. Occorre rilanciare ed investire su un settore come quello dell’ippica, di grande trazione nazionale, che oggi vive un momento di grande difficoltà, o meglio di profonda crisi. Per questo è auspicabile che ciascuno faccia la propria parte, con assunzioni di responsabilità anche da quegli enti comunali proprietari delle strutture. Questo deve portare a investimenti mirati, ma soprattutto a rendere queste attività profittevoli, anche per le stesse comunità locali, come avviene in molti altri Stati.
C’è un protocollo d’intesa tra Anci e associazioni del settore del gioco per creare una concertazione tra le due realtà. Cosa ne pensa?
Che può essere sicuramente un’opportunità per avvicinare realtà tra loro diverse e favorire l’adozione di pratiche e comportamenti, sia da parte delle aziende aderenti che da parte delle amministrazioni comunali, improntati a concretezza ed al rispetto delle regole. Con questo spirito, abbiamo posto in essere una serie di iniziative: l’ultima in ordine di tempo si è conclusa il 15 maggio 2011 con la sottoscrizione del Protocollo d’lntesa Anci-Sapar e Confindustria settore giochi che prevede la stesura di un Vademecum di indirizzi che provvederemo a diffondere presso tutti gli uffici comunali proprio per ovviare alle difficoltà interpretative sopra richiamate. Occorre insomma evitare comportamenti schizofrenici, da una parte e dall’altra, rimuovendo e superando impedimenti o lungaggini laddove non vi è ragione che vi siano, e allo stesso tempo ottenendo comportamenti commerciali in linea e più uniformi, in linea con il protocollo di intesa.
Dai Monopoli di Stato è arrivata la proposta di istituire un tavolo permanente di confronto con Anci. È effettivamente partito e qual è la sua posizione a riguardo?
Sicuramente è una proposta alla quale guardare con favore. Speriamo che tale ipotesi si realizzi quanto prima visto che nel passato ci sono state evidenti difficoltà di dialogo tra noi e l’amministrazione dei Monopoli di stato. Molti dei provvedimenti emanati dall’Aams hanno scontato tale assenza di confronto preventivo con l’Anci.
