Inaugurata stamane la 24a ENADA PRIMAVERA, Mostra Internazionale degli Apparecchi da Intrattenimento e da Gioco, aperta fino a venerdì 16 su 40mila metri quadri e con 400 aziende tra dirette e rappresentate, grandi imprese italiane ed estere con proposte rivolte a tutto il business del divertimento.
Al taglio del nastro, il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali e l’assessore alle Attività Economiche del Comune di Rimini Jamil Sadegholvaad, affiancati dai presidenti di Rimini Fiera Lorenzo Cagnoni e dell’associazione nazionale SAPAR (Sezione Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative), Raffaele Curcio.
Nella conferenza stampa di apertura, il Presidente Curcio ha posto in evidenza la rilevanza che il settore ha per l’economia del paese, esprimendo quindi il massimo favore nei riguardi del decreto di fine anno che ha abbassato la percentuale del Preu sugli apparecchi per il gioco lecito all’11,8%, così da favorire l’innovazione degli apparecchi stessi. A tal proposito Curcio ha affermato che la Sapar è assolutamente favorevole a qualsiasi iniziativa volta a garantire una maggiore sicurezza, purchè ciò avvenga attraverso norme condivise.
Il Presidente ha altresì ha ricordato l’impegno di SAPAR per la promozione del gioco responsabile: "Di fronte ai fenomeni patologici che coinvolgono il gioco è importante sottolineare l’inutilità della condanna e della demonizzazione, per prendere atto che l’unica strada efficace da percorrere è la promozione di una cultura della responsabilizzazione centrata su una forma di divertimento sano".
Questo impegno, che la Sapar ha assunto lo scorso anno lanciando la Campagna nazionale "Affinché il gioco rimanga un gioco", per intensificare la prevenzione delle ludopatie e la tutela del giocatore e dei minori, sarà rilanciato nel Convegno indetto dalla Sapar per giovedì 15 marzo alle ore 11 (Rimini Fiera – Sala Diotallevi), intitolato “La Sapar per il gioco responsabile”.
Il massimo dirigente della Sapar ha inoltre accennato la ricorrenza del 50esimo anniversario dell’Associazione, rivolgendo un pensiero a tutti quelli che, nel corso di questi anni, hanno lavorato in funzione della crescita e della stabilità del settore.
E veniamo ai dati. Il turnover 2011 dell’intera industria dei giochi è stato di circa 80 miliardi di euro, con un incremento del 30% rispetto al 2010 (+18,45 miliardi).
Questo dato non va assolutamente confuso con quello della spesa effettiva dei giocatori, che risulta dal differenziale fra il turnover e la quota di restituzione a premi.
Degli 80 miliardi giocati, ben 61,5 sono infatti tornati nelle tasche dei giocatori. Quindi una percentuale di vincita media del 77%, con un +7,5% rispetto al 2010.
Il prelievo per imposte è rimasto invariato (8,7 miliardi), mentre quello dei canoni di concessione Aams è aumentato da 310 a 420 milioni.
L’incidenza dell’erario sul GGR (gross gaming revenue, ciò che resta del turnover dopo il pagamento delle vincite) è scesa dal 49,86 al 47,28%.
Il corrispettivo totale alla filiera è salito a 9, 27 miliardi, per un incremento di circa il 10% sull’anno precedente. I dati smentiscono seccamente l’etichetta di Stato biscazziere, perché a fronte di un aumento del 30% del turnover le entrate erariali sono rimaste invariate. Tale considerazione è confermata anche dal fatto che, sempre in relazione all’aumento del 30% della raccolta, la spesa dei giocatori è aumentata solo del 5,5%.
La crescita del turnover è dovuta in gran parte ai nuovi giochi: VLT (quasi 15 miliardi di turnover), cash games e casino games su internet che vantano il prelievo erariale più basso e le percentuali di vincita più elevate
